Lunedì di pratica Zen – 24

Pratica di zazen-kinhin-zazen – ore 20/20.15 – 21/21.15

Dopo la pausa Pasquale riprendono i nostri inviti alla pratica Zen del Lunedì sera. Incontri virtuali, per i praticanti del Centro di Brescia che fisicamente si ritrovavano insieme in Via Scuole, ma molto concreti nel luogo dove ognuno si può sedere e lasciare che la Realtà – noi inclusi – si esprima in tutto il suo caleidoscopio di processi, con tutta la potenza delle sue trasformazioni, mirabile e amorevole presenza perfetta in tutte le perfezioni ed imperfezioni. Per questo estendiamo l’invito a tutti, che nessuno possa dire: “io sono escluso!”, poiché tutti ne facciamo parte.

Gassho a tutti gli esseri (e lavoriamo per i più sofferenti)

*

Haiku dall’eremo

altro non posso
respiro i tuoi spasimi
gufo morente

Lunedì di pratica Zen – 21

Rinnoviamo l’invito alla pratica di zazen-kinhin-zazen , questa sera all’ora solita, e lo estendiamo, come sempre, a tutti. Non è mai tardi per cominciare. La vita afferma la sua incommensurabile presenza in ogni attimo e in ogni respiro, in qualsiasi condizione, dalla più sofferente alla più gioiosa. A noi il compito di viverla comunque, risolvendo la sofferenza là dove ci si può impegnare a risolverla, con tutto il nostro impegno, ma realizzandone la natura, che è la natura di ogni cosa, al di là di ogni “vittoria, sconfitta e quel che c’è nel mezzo”.

Un Gassho amorevole a tutti gli esseri, e in particolare ai più sofferenti.

Avviso ai naviganti e altre suggestioni: “sull’essere qui, sull’essere ora”
3 – fine

Cominciamo perciò col riprendere il senso
dell’attimo presente:

“Dove vuoi andare anima mia?”

Cominciamo pure col riconoscere questa
corrente di energia inquieta che
“vorrebbe essere qui”

e col prendere coscienza
che anch’essa è già qui e ora:

“Inutile tentare di entrare, c’è solo il dentro.
Inutile temere di uscire, non c’è un fuori”.

Cominciamo a lasciarci andare
al ritmo naturale del respiro

che è squisitamente presente
nel “presente che avviene”.

Dove anche l’io avviene
come ogni altra forma

nell’ineffabilità non priva di bocca,
non di parole, della coscienza
panoramica,

nel qui e ora eterno
del Primo Principio.

Lunedì di pratica Zen – 19

In questo marzo che comincia, tra fioriture inattese e la sofferenza che regna ancora in troppi animi, in troppi corpi, da troppe parti del mondo, noi invitiamo per una volta ancora, e poi ancora, a sederci in zazen e camminare in kinhin, dalle 20 alle 21, in piena consapevolezza della nostra impermanenza, ma anche del nostro volto originario che esprime tutto di noi e della vita del mondo. Perché vivere in esilio quando l’essere è la nostra casa, perché aggirarsi assetati quando l’acqua sgorga copiosa. Viviamo la calma e la tempesta, allunghiamo le braccia per aiutare, e lasciamo che le stagioni mirabilmente si susseguano.

*

Avviso ai naviganti e altre suggestioni: “sull’essere qui, sull’essere ora”
1

L’essere qui è privo di ogni movimento
verso un altrove, pure se stiamo
camminando verso una meta.

Ogni passo è completo in sé, nessun
attimo è svilito a mero strumento
per arrivare a un altro.

Arriveremo alla meta come tutti,
lenti o veloci che sia,

ma non una virgola di tempo,
un metro di viaggio,

verrà ridotto nella sua croce
e nella sua gloria.

Lunedì di pratica Zen – 18

Il tempo vola come una freccia ed è di nuovo il tempo del nostro appuntamento settimanale di zazen e kinhin, stasera dalle 20 alle 21. Non che durante la settimana ci latiti la pratica, né che manchi il ritiro mensile previsto fra pochi giorni; ma il fatto è che questo incontro collettivo, molto concreto e nel medesimo tempo molto virtuale, ci ricorda ciò che fu, ci ripropone ciò che è e anticipa ciò che potrà ancora essere, nella nostra sede di Brescia e in qualunque posto di pratica. Capiamo tutte le esigenze del mondo di riversarsi all’esterno alla riconquista collettiva di tempi, spazi e socialità fisica, ma come prima dell’epidemia, anche ora e anche dopo tale bisogno si dimostra e si dimostrerà fallace se è solo un surrogato, una compensazione alla mancanza di un equilibrio interno. Il lavoro sulla nostra mente, che in realtà è una decantazione delle attività egoiche, un “nessun luogo da cui fuggire / un nessun luogo dove andare”, quindi un lasciare respirare lo stato naturale della mente è il baricentro dove le nostre azioni quotidiane, l’incontro con il mondo, trovano riconciliazione, realizzano equanimità e pace.

Gassho a tutti gli esseri e un amorevole sostegno ai sofferenti

*

Lo stato nonduale
è la resa totale, cosciente
allo stato duale, nello stato duale.

Al ritmo naturale del respiro, che diviene
spesso un soffio

e alla coscienza che come uno specchio
tutto riflette e tutto sente in sé

non una sola corrente d’energia, nemmeno
la più piccola, neanche la più sottile

nell’essere vista e respirata
cerca più di dirigersi verso un qualcosa,
una meta, un inesistente altrove.

Quando così non è, anche solo un capello,
e “cielo e terra sono (illusoriamente) separati”.

Lunedì di pratica Zen – 17

Torniamo sommessamente, ma con calore, a invitare tutti alla pratica di zazen – kinhin – zazen, questa sera dalle 20 alle 21, ovunque vi sia possibile e comunque vi riesca. Nel silenzio della vostra stanza o alla fermata del bus. La realtà è sempre manifesta e ogni istante si rivela.

Gassho a tutti gli esseri e un amorevole sostegno ai sofferenti.

*

“Pensarsi io” non aiuta
e non per “l’io” dopo “pensarsi”
ma proprio per il verbo “pensarsi”.

Molto meglio “vedersi natura”
e non per la “natura” dopo “vedersi”
ma proprio per il verbo “vedersi”,

sinonimo di accorgersi, essere coscienti: consapevoli sì,
ma di una consapevolezza non-egoica,
autocosciente, transpersonale,
panoramica.

Dove l’io stesso, più che soggetto, attore
centrale, perno della scissione

tra sé e un mondo contrapposto,
alienato ad altro da sé

è invece solo corrente distinguibile, ma
non scissa della realtà,

elemento integrante
e integrato di questa nuova coscienza

(eppure antica ben più delle montagne)

priva di oggetti, poiché ogni oggetto
è parte della “soggettività assoluta”
della realtà.

Lunedì di pratica Zen – 16

Rinnoviamo anche per questo lunedì l’invito a praticare zazen (meditazione seduta) e kinhin (meditazione camminata), ore 20-21. Se qualcuno non sa come fare, in attesa di vederci in qualche ritiro alla “Lovera” sul Garda, nella nostra sala di meditazione a Brescia o a Rezzato, riportiamo l’interessato alla pagina SEGNAVIA di questo blog (oppure a questa pagina Home in data 5 marzo 2020, come pure il 7 novembre 2020), dove potrà trovare le indicazioni per sedersi in pratica). Ricordiamo anche i videocollegamenti con il Monastero Zen di Sanboji, coi quali potete partecipare e verificare postura, modalità e spirito della pratica. Rammentiamo, infine, che con la pagina CONTATTI di questo blog siamo a vostra disposizione per ogni esigenza di pratica.

Gassho a ogni essere e un amorevole sostegno ai sofferenti

4 – fine

Considerare un disturbo il semplice
borborigmo della stufa è comico:

non ci sono disturbi in zazen.

Non è un disturbo il senso di fastidio
per il sonoro swiiishhh… dell’auto nella pioggia
giù nella strada

come pure il frastuono di una serranda,
la dolenzia al ginocchio,

così non è molesto un pensiero,
l’irritante sensazione del tempo
che non passa.

È una vera eresia preferire questo
o quello in zazen: ma cos’è questo io
che vuol essere misura di tutto?

E non ha senso cercare il senso
che non sia già qui, non riconoscere
proprio ora di essere a casa.

Ma se l’irritazione, il fastidio, la sensazione
di perdere tempo e il preferire
fossero una malattia in zazen

malattia più grande sarebbe cercare di sbarazzarsene,
iniziando il circolo vizioso di un fastidio
nascente che vuol cacciare
quello precedente.

(A meno che superi la soglia della tollerabilità,
ma stiamo parlando solo di venti, trenta minuti, a volte
quaranta, ogni volta di meditazione seduta, non
di una traversata del deserto, benché certo
si tratta dell’incommensurabile essere…)

Respirarli, guardarli, scoprirci loro tramite,
vivere l’energia, la natura nell’unico-qui-e-ora
popolato da tutto, lasciarli

fluire nello specchio della coscienza
finché durano, finché vengono
finché vanno

è la cura.

Se sorgono sono semplicemente
ciò che sono,

lampi d’energia, espressioni hic et nunc della vacuità
che costituisce ogni forma, ivi compresi
l’io osservante

il respiro, la cosa osservata, l’azione di osservare
e ogni altro aspetto.

Sono parte integrante della nostra pratica

che è come la vecchia cultura contadina
o quella nuova e verde del riciclo:

si usa tutto, non si butta niente.

“Usare se stessi per sperimentare i dharma1 è delusione.
Usare i dharma per sperimentare se stessi è risveglio”.2

1i dharma: eventi, fatti, fenomeni, cose, la realtà

2Dogen, “Genjokoan” in Shobogenzo

Lunedì di pratica Zen – 15

Eccoci qui per un altro lunedì di pratica zazen-kinhin-zazen, ore 20-21. E naturalmente a tutti estendiamo l’invito per sedere e camminare in semplice presenza mentale. Si cela un tesoro inestimabile ed amorevole in questo “niente di speciale”, che è lo stare un po’ in intimità con noi stessi e con il cuore delle cose.

Provate a sedere a gambe incrociate, oppure su di una normale sedia, con la schiena diritta, ma non tesa, le mani in grembo e gli occhi aperti. Verificate che non ci siano tensioni nelle braccia, nelle spalle e nel tronco, nel semplice respiro e negli occhi aperti, immobili. Ora prestate semplice attenzione a tutto ciò che si manifesta nella vostra mente e attorno a voi (che è un altro modo per sentirlo dentro di noi): se siete cristiani siete rimasti cristiani? Se siete buddhisti siete rimasti buddhisti? Se siete laici o atei siete rimasti tali? Siete semplicemente ciò che siete: esseri umani che fanno una cosa umana? Sono le basi dello zazen.

Gassho a tutti gli esseri e un amorevole sostegno ai sofferenti.

3

Certo è espressione di Realtà
anche la violenza di un essere

ma tanto più l’azione di contrasto
della violenza.

La prima è Realtà sotto forma
di illusione egoica che pensa di ridurre
in suo potere qualcosa che crede esterno a sé
con la coercizione fisica o mentale.

Mentre l’azione di contrasto all’ingiustizia
e alla violenza

è Realtà sotto forma di autoconsapevolezza
che agisce sull’altro come parte di sé

e una nostra mano può fermare
l’altra nostra mano che porta il coltello

ma non la può tagliare via

con l’accetta dicendo: ” tanto
non sono io, tanto il sangue

che ne uscirà non appartiene
a me”.

Lunedì di pratica Zen – 14

Appuntamento zazen-kinhin-zazen, ore 20-21, con lo stato naturale della mente, origine di ogni pensiero, sensazione, emozione; di ogni coscienza, silenzio, parola e azione. Magnifica Realtà che forma ogni istante e dunque ogni istante conforma. Perfetta Natura che esprime e comprende, attraversa e trascende, ogni imperfezione e ogni perfezione, proprio qui, proprio ora.

Gassho a tutti gli esseri e un amorevole sostegno ai più sofferenti.

2

Ogni cosa è la voce del Dharma,

la gioia come il dolore,
sia la carezza che il pugno.

Ma chi vuole ricevere un pugno
quando può ricevere una carezza

e chi vuole stare nel dolore
quando si può essere nella gioia?

Ogni cosa è la voce del Dharma
il dolore inevitabile e il dolore evitabile,

come pure l’azione per porre fine
alla causa stessa del dolore.

Così è la voce del Dharma l’azione
per porre fine alla sofferenza

che alcuni esseri infliggono
ad altri esseri.