Uscendo dal ritiro Zen di Aprile

L’essere umano non è causa passiva della Storia,
un burattino delle circostanze, una fragile casa
nelle tempeste.

Pur evanescente incrocio di correnti e infinite cause,
l’essere umano è una forma senziente
e ha voce alta nel destino.

Non di quello fisico, ché tutti dobbiamo
qui esalare l’ultimo respiro, e la malattia
mette il punto all’ultima parola.

L’essere umano ha la voce alta nel destino
di consapevolezza, chiarezza, compassione
(ah, l’amore …) e azione.

-Ma la guerra – direte – l’orrore, la predazione
del più debole … –

E questo non rende più evidente la voce
dell’essere umano nel destino?

Noi ci forgiamo l’inferno, non Dio, non il Fato.
Nessun destino iperuranico, solo la mente
e ciò che fa.

La mente ci salva, la mente ci perde.

Il soldato russo che si rifiuta di aggredire l’Ucraina
è causa attiva della Storia, come lo è il soldato
americano che obbedisce e vaporizza
vecchi, donne e bambini a Hiroshima
e Nagasaki.

E ambedue costruiscono un presente
ed un destino diversi.

A quale vogliamo contribuire?

Uscendo dal ritiro Zen di Marzo

Non vi basta l’età che avanza, la forza che declina, la malattia e la morte? Quale altra pena volete aggiungere? Nel ciclo eterno della nascita e della morte l’essere umano infila senza obbligo alcuno l’abbondanza per pochi e la fame per molti, le ferite dell’orgoglio, la brama, il denaro, il potere, il prestigio; l’aggressione, il sangue, l’obbedienza assurda agli ordini di guerra, il pianto dei figli e delle madri, lo stridor di denti dei padri. La madre dei dolori inutili è sempre incinta.

Un vasto incendio, a distanza, dei monti davanti all’eremo, ci ha reso ancora più consapevoli nel nostro ritiro. Era il Monte Cablone che bruciava e brucia ancora, cima Tombea lambita, la nostra Valvestino, Magasa e Cima Rest allertate. Lì il canadair e gli elicotteri, le squadre di spegnimento che ben conosciamo per aver più volte partecipato a operazioni simili, negli anni in cui il fisico reggeva. Qui menti e corpi in zazen che lavorano sui roghi che l’io innesca e alimenta. Qui il fuoco benevolo della stufa che riscalda l’eremo, là il fuoco selvaggio dei boschi che terrorizza gli animali, incenerisce gli alberi, cuoce le pietre, dissecca i ruscelli e con la sua corona ardente s’allarga divorando i fianchi dei monti, alzando colonne di fumo denso che impregna l’aria e offusca il cielo. Al nostro sorriso interiore fa da contrappunto l’immensa sofferenza che sale dalla terra. Invano vorremmo allungare le braccia per salvare tutti gli esseri. I nostri sforzi sono solo una goccia nel mare, ma senza questa goccia il mare non sarebbe lo stesso.

Il picchio ha lavorato tutto il giorno sul grande pioppo bianco dietro l’eremo: “… rat-tat-tat-tan … rat-tat-tat-tan …”, per preparare il nido alla prossima covata e una magnifica poiana , ora col possente battito di ali, ora con larghe planate, posandosi di albero in albero, ci ha accompagnato per un tratto di strada mentre uscivamo dai monti, scomparendo, infine, lanciandosi in picchiata nella valle sottostante.

Uscendo dal ritiro Zen di Gennaio

C’è una vita dell’io
e una Vita dello Spirito.

La vita dell’io è la vita dell’onda battuta
dai venti, consumata dall’ansia, dai dolori, gioie
e desideri, alla perenne ricerca di un Approdo
del quale fa sempre parte, ma non sa vedere.

La Vita dello Spirito è la vita dell’Oceano
in tutte le sue onde che consumano
ansia, dolori, gioie e desideri

ma senza che mai essa
ne venga consumata.

*

Possa questa pratica essere di beneficio
a tutti gli esseri

Uscendo dal ritiro Zen di Dicembre

Zazen è abbandono di ogni fare e non fare,
di ogni pretesa di condurre il tempo.

È semplicemente respirare
nelle molteplici, impermanenti forme
dell’Uno, del Reale.

Tra le quali la nostra.

Poi con questa universalità
ci si alza e si opera, anche alacremente,
ogni volta che la vita lo richieda.

E ogni giorno la vita lo richiede.

*

Possa questa pratica essere di beneficio
a tutti gli esseri e grazie ai compagni
che si sono seduti con noi.

Uscendo dal ritiro Zen di Novembre

Per molti anni mi sono occupato
delle pratica delle cose materiali.

Poi per molti anni mi sono occupato
delle cose della pratica spirituale.

Adesso so che la pratica delle cose materiali
e le cose della pratica spirituale

sono essenze legnose che getto
nel fuoco per scaldarmi d’inverno

e acque cristalline dove mi bagno
l’estate.

*

Possa questa pratica essere di beneficio
a tutti gli esseri e grazie ai compagni
che si sono seduti con noi.


I maestri senza lezione

Se c’è silenzio il silenzio è il maestro
se c’è rumore il maestro è il rumore
se c’è dolore, il dolore è il maestro
se c’è gioia, la maestra è la gioia.

Se sorge un pensiero, il sorgere
del pensiero è il maestro

intanto il respiro entra ed esce
(senza entrare e senza uscire, in verità)
senza voler insegnare nulla,
e questo è il suo insegnamento.

Uscendo dal ritiro Zen di Ottobre

Gassho a chi vive e chi muore

Gassho a chi è nella sofferenza e nella gioia

Gassho a chi si perde dietro le fole della sua mente

Gassho a chi s’afferra al sostegno di sabbia dell’io

Gassho a chi ha visto il costruttore della prigione

Gassho a chi vive in coscienza e consapevolezza

Gassho a chi sorregge l’umanità e la terra

Gassho ai mondi e agli oceani

Gassho alle montagne, agli alberi e le erbe

Gassho agli esseri senzienti

Gassho a ogni forma, ogni respiro

dell’Universo.

Lunedì di pratica Zen – 33

Pratica di zazen-kinhin-zazen – ore 20/20.15 – 21/21.15

Buoni amici, dove arriva il kinhin?
En nösölöc arriva il kinhin.

Il kinhin non arriva e non parte,
il kinhin è immobile.

Ogni passo è questo passo.

Passi precedenti?: cerchi nell’acqua.
Passi futuri?: un sogno ad occhi aperti.

Note:

1 – En nösölöc (dialetto bresciano, variante di en nüsülöc) = lett. “In nessun luogo”

2 – kinhin = (giapponese) meditazione camminata

Gassho a tutti gli esseri

Lunedì di pratica Zen – 32

Pratica di zazen-kinhin-zazen – ore 20/20.15 – 21/21.15

Le sale ARCI rimangono chiuse e noi facciamo zazen dove siamo. Anche se praticare fisicamente insieme è umanamente un rafforzativo, il Reale costituisce ogni tempo e ogni luogo. E in ogni tempo, in ogni luogo il Reale si esprime senza mancanza alcuna. Fare zazen è rendersi conto di tale evidenza, di questo nulla di speciale che meraviglia la nostra vita e rende sacro ogni respiro, ogni attimo, ogni gesto.

Per quanto riguarda il ritiro di pratica intensiva di Giugno, ultimo della nostra stagione 2020-2021, per i residenti inizia alle ore 4 di mattina, sabato 19 Giugno, e termina Domenica nel primo pomeriggio.

Per coloro che intervengono basterà il nucleo portante della pratica: zazen e kinhin, sfrondato da tutti quegli aspetti altrettanto essenziali: il samu, i pasti condivisi, lo spazio per la notte che però, nell’attuale situazione, uniti a un maggiore avvicendamento in bagno, presentano ancora maggiori criticità dal punto di vista della prevenzione sanitaria. Chi vorrà partecipare, quindi, avrà a disposizione, qui a Rezzato, l’intera mattinata, a partire dalle ore 9, di zazen e kinhin, il sabato e la domenica.

Dato che per rispettare il distanziamento fisico i posti sono più limitati del solito, chi verrà di sabato lascerà il posto, se necessario, ad altri praticanti la domenica.

Note:

1 – Era possibile partecipare alle due giornate di zazen e koan solo previo colloquio personale col responsabile della pratica. Chi fosse stato intenzionato, doveva richiedere il colloquio almeno una settimana prima.

1.1 – Chi ha già partecipato alle due giornate di pratica è esentato dal colloquio, ma è bene che avvisi della sua adesione almeno tre giorni prima.

1.2 – E’ ancora necessario rispettare le previste e semplici norme igienico-sanitarie: mascherina, disinfezione mani, distanziamento fisico.

1.3 E’ altresì necessario, a salvaguardia degli altri partecipanti, aver ricevuto almeno una dose di vaccino anticovid due settimane prima, oppure aver avuto un tampone negativo nelle 48 ore precedenti l’inizio del ritiro, oppure ancora essere certificati di guarigione dal covid stesso.

Gassho a tutti gli esseri