
Una firma per una difesa civile, non armata e nonviolenta


“Tutto è impermanente nel “mondo fluttuante”, e noi non siamo un’eccezione. La nostra età ne porta i segni e i relativi acciacchi. Tuttavia, e finché è nelle nostre possibilità, siamo qui a proporre un nuovo anno di pratica, che è come un fiume incessante che attraversa anche l’impermanenza e ci consente di essere ovunque nell’universo, senza mai allontanarci da casa”.
CENTRO ZEN di BRESCIA – CALENDARIO dei Lunedì di pratica zazen 2026-2027
Orario: dalle ore 20 alle ore 21
Sede: ARCI, Via Scuole, 34 – Q.re S.Bartolomeo – Brescia
Responsabile del Centro e della pratica: Claudio Ryushin Bedussi
Responsabile Organizzativa: Anna Shinen Rondini
Note e regole di base:
1 – Presentarsi puntuali alla pratica, cioè almeno cinque minuti prima.
2 – Chi fosse in ritardo è pregato di meditare silenziosamente nello spazio fuori dalla sala e di entrare, senza disturbare, nello zendo (sala di pratica) dopo il kinhin (meditazione camminata) e prima della seconda sessione di zazen.
3 – Indossare abiti comodi che non siano d’impaccio alla pratica.
4 – Tenere un comportamento rispettoso nello zendo. Mantenere il silenzio e seguire prontamente le indicazioni per la pratica.
5 – Pagare puntualmente, ad inizio mese oppure in un’unica soluzione, il contributo spese mensile per l’affitto della sala e la tessera ARCI ad inizio anno. La quota è rimasta la stessa dell’anno scorso.
6 – Ognuno può invitare amici o conoscenti alla pratica, ma è necessario avvisare prima il responsabile del Centro.
7 – Fin dal piede d’entrata, ad ogni passo, gesto e respiro prestare attenzione, esercitare consapevolezza, rimanere ben presenti e in ascolto poiché la Realtà, al di là di ogni tentativo di cercarla “qua e là” e di afferrarla con “questo o quello”, è continuamente manifesta e anche noi ne siamo l’espressione.
Per contatti chiamare: 339.30.85.860, oppure andare alla pagina CONTATTI
EREMO ZEN “LA LOVERA” – CALENDARIO GIORNATE DI PRATICA ZAZEN-KOAN 2026-2027
Note:
Tutti sono invitati (ma i posti sono limitati).
1 – E’ possibile partecipare alle giornate di pratica solo previo colloquio personale col responsabile della pratica. Chi fosse intenzionato, richieda il colloquio almeno una settimana prima.
1.1 – Chi ha già partecipato alle giornate di pratica è esentato dal colloquio, ma è bene che avvisi della sua adesione almeno tre giorni prima.
2 – Massima unità d’intenti, silenzio assoluto (salvo le comunicazioni di servizio), rispetto e non disturbo della pratica dei compagni non sono regole, ma comportamenti spontanei di chi è immerso profondamente nella pratica. Il silenzio, in particolare, non è il silenzio di un divieto calato dall’alto che incombe come una cappa pesante sui presenti, ma la conseguenza ovvia di chi sta lavorando assiduamente con la sua mente e non pensa minimamente a fare due chiacchiere. Per quelle c’è tutta la vita.
3 – I colloqui sono importanti: il responsabile fa tutto quello che è in grado di fare, alla luce della sua esperienza, per aiutare il praticante. È un amico, un compagno, un fratello, un bodhisattva nell’esercizio delle sue funzioni, e può essere d’aiuto solo all’interno di un rapporto di grande fiducia.
4 – Il koan è parte integrante della pratica zen. Non è un optional o un post di facebook al quale apporre “mi piace”, “non mi piace”. Se viene dato bisogna lavorarci.
5 – In caso di difficoltà a raggiungere l’eremo, o di inagibilità temporanea dei servizi, le giornate di pratica si terranno al Centro di Via Scuole, 34 Brescia. In tal caso, tutti saranno informati con apposito comunicato.
6 – Non è previsto nessun contributo spese a carico dei partecipanti, ma ogni offerta in tal senso, anche minima, è sempre bene accetta.
Per contatti chiamare: 339.30.85.860, oppure andare alla pagina CONTATTI
Gassho a tutti gli esseri
| Auschwitz | |
| Autogrill | |
| Bologna | |
| Cirano | |
| Dio è morto | |
| Don Chisciotte | |
| Eskimo | |
| Farewell | |
| Il vecchio e il bambino | |
| Incontro | |
| In morte di S.F. / Canzone per un’amica | |
| L’avvelenata | |
| L’ultima Thulè | |
| La locomotiva | |
| Piccola città | |
| Vedi cara |
La canzone dei dodici mesi …
6-9 Agosto 1945
*
Non esiste un respiro “zen”.
Il respiro è uguale in tutti gli esseri.
Tutt’al più è zen la “calma che risponde
alle offese quotidiane”.
Ma anche qui, Francesco ad Assisi
e Milarepa in Tibet, come pure
molti altri, nei vari angoli di mondo,
stanno a dimostrare che l’equanimità e la pace
non sono monopolio di nessuno,
ma ardue realizzazioni
di ogni coscienza in cammino.
Se facciamo appello alle forze dell’io
facciamo appello a un’organizzazione
delle forze che prima crea i problemi
e poi ne è in balìa.
Facciamo invece appello alle sorgenti
che è una scaturigine delle forze
limpida, inesauribile, priva
di problemi propri
capace di attraversare
quelli che chiamiamo: problemi nostri.
Troppe parole al mondo
e troppo incontrollate.
La realtà è molto più semplice:
o rimaniamo attaccati
al nostro ramo come le scimmie
o impariamo a mollare la presa.
La differenza è che mollando la presa
una scimmia rovinerebbe a terra,
invece noi inizieremmo a vivere.

Ero in macchina, a pochi chilometri di distanza, quando avvenne la strage fascista a Piazza Loggia. Anna, invece, era in piazza e rimase a lungo colpita, nel cuore e nell’animo. Si dovette calpestare il sangue per uscire dalla piazza. Poi anni e ancora anni dovettero passare prima che una parvenza di giustizia vedesse la luce, e solo grazie alla dedizione di alcuni ricercatori di verità, primo fra tutti Manlio Milani, straziato dalla strage negli affetti più profondi.
Nel silenzio abbiamo praticato per chi soffre
e anche per chi fa soffrire.
Angoli dolorosi del nostro cuore i primi,
angoli bui della nostra mente i secondi.
Piovono petali
sul valico deserto
e tutto è detto
Come si può notare anche dalle parole della Ministra israeliana dei Trasporti (“Questi arrivano drogati e bevuti, sono sostenitori del terrorismo”), oltre che da quelle di Ben-Gvir, la violenza non si può agire senza giustificazioni. La ricerca di giustificazioni, anche arrampicandosi sui vetri, è necessaria all’essere umano, perché non può assolutamente accettare di essere il cattivo: lui è il buono. Cattivi sono gli altri. Guai se l’immagine di sé si macchia. Ne va della stabilità della propria spasmodica identità e quindi della propria sicurezza. L’azione nonviolenta rende molto evidente, invece, da che parte sta la sopraffazione.
Non sono animali
Non sono animali
i terroristi di Hamas
ma proprio uomini che fanno
ciò che nella Storia si ripete.
Nessun animale arriverebbe
a praticare tanto ludibrio
e tanto orrore.
Ma non sono animali
nemmeno i civili palestinesi
e nessun animale meriterebbe
la loro sofferenza.
Far nascere orrore da orrore
è proprio degli uomini
dominati da sé stessi
e dalle loro interne cecità.
Nessuno può giustificare i propri crimini
con i crimini che gli altri ci hanno fatto.
I nostri crimini rimangono crimini
e rimangono nostri.
E i crimini degli altri rimangono loro
e rimangono crimini.
Crimini nostri e crimini altrui uniti
nella strage degli innocenti.