E l’obbedienza

Non c’è niente che l’essere umano

non possa fare

se riesce a darsi un pretesto,

una giustificazione.

È questa la forza suprema,

che supera anche quella delle armi:

l’ammantarsi di una ragione.

È quindi inutile chiedersi “come fu possibile”,

perché dopo è accaduto di nuovo,

e sta accadendo ancora

dietro silenzi e collaborazioni

(e l’obbedienza, l’obbedienza cieca, sorda, rauca)

mentre curiamo la nostra “zona d’interesse”.

Ammoniva il poeta:

“Auschwitz sta figliando nel mondo

non sentite l’odore del fumo?”

Uscendo dal ritiro Zen di Dicembre-Gennaio

Il ritiro Zen cominciato l’ultimo giorno dell’anno appena andato è terminato oggi, il primo giorno dell’anno appena venuto. Non possiamo quindi esimerci dall’augurare a tutti un Buon Anno Nuovo, anche se sappiamo che sarà uguale a quelli già passati: denso di gioie e di dolori.
Sta a noi attraversarli entrambi, con animo consapevole ed illuminato.

Il suono del gong
assai di rado è uguale
e mai è diverso

Riceviamo e aderiamo

4 NOVEMBRE, OBIETTIAMO

alla reintroduzione della leva obbligatoria

Anche quest’anno in occasione del 4 novembre, festa delle Forze Armate, istituzioni e apparati militari si preparano ad esaltare la guerra e il militarismo secondo la narrazione della “vittoria” della Prima Guerra Mondiale, una “inutile strage” il cui bilancio finale per l’Italia fu di oltre 650.000 soldati uccisi e più di un milione feriti, dei quali molti con gravi mutilazioni. A questi si aggiunsero più di 600.000 vittime civili a causa di bombardamenti e occupazioni militari, carestie ed epidemie. La maggior parte delle vittime erano contadini ed analfabeti esclusi dal diritto di voto e obbligati a farsi ammazzare o a uccidere nemici che non conoscevano, da un governo che li considerava solo carne da cannone. La guerra non risolse i problemi dell’Italia, anzi ne creò di nuovi e favorì l’avvento del fascismo. Anche l’Europa di allora si trovò davanti a conseguenze terribili, crisi economiche e sociali, con l’affermarsi del nazismo, militarista e razzista. Tutto poi precipitò nel disastro della Seconda Guerra Mondiale.

Attorno alla data del 4 novembre, ripristinata anche come Giornata dell’unità nazionale per intensificarne la portata, non c’è solo una distorta celebrazione storica ma anche il tentativo di una vera e propria propaganda bellica che si riversa nelle scuole e in molte (per fortuna con le debite eccezioni) celebrazioni istituzionali. Una propaganda tanto più insopportabile nel periodo che stiamo attraversando, che vede guerre sanguinose in varie parti del mondo, e due alle porte d’Europa, in Ucraina e Palestina, molte delle quali con un coinvolgimento diretto della produzione bellica italiana. Una propaganda che si intensifica anche per nascondere i conflitti interni fatti di impoverimento generale, aumento delle spese militari, repressione militarizzata nelle città imposte con zone rosse e decreti sicurezza, repressione del dissenso.

Purtroppo oggi soffia un nuovo vento di guerra. Giornali e mezzi di comunicazione sempre più spesso danno voce a iniziative di riarmo e di sostegno ad una mentalità bellicista e di allarme internazionale. I governi europei vogliono che i popoli si preparino alla guerra, anche reintroducendo il servizio militare obbligatorio, per tutti i giovani. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello della Croazia, che segue la decisione già presa in Norvegia e Svezia. La Francia sta spingendo per allargare il reclutamento per il servizio militare volontario, come sta avvenendo nei Paesi Bassi. La Germania ha già approvato una Legge che favorisce e facilita il reclutamento, per ora volontario, nelle file dell’esercito.

E in Italia? Il dibattito è aperto e già si parla di attivare una forza di riserva, per arrivare ad un modello autonomo di difesa militare europea che considera la possibilità generalizzata di un servizio militare per donne e uomini come obiettivo di adeguamento numerico delle forze armate. L’Europa pensa alla leva per tutti come un passo necessario nel processo politico di unificazione militare europea e strategia di rafforzamento della cittadinanza nella difesa comunitaria. Questo atteggiamento è gravissimo: la prospettiva di una “guerra perpetua” con armi convenzionali e milioni di vittime civili o una irrimediabile catastrofe nucleare con lo sconvolgimento della civiltà e del pianeta.

Da tempo il Movimento Nonviolento ha trasformato la giornata del 4 novembre in un’importante occasione di riflessione e opposizione a tutti gli eserciti, contro tutte le politiche di riarmo, a sostegno degli obiettori di coscienza e dei disertori di tutte le guerre.

4 Novembre, non festa ma lutto” è stato ed è il nostro slogan da opporre alla retorica patriottarda.

La nostra proposta è la Campagna di Obiezione alla guerra, per dire no alla chiamata alle armi, alla mobilitazione militare, all’ipotesi di ritorno della leva obbligatoria. Ci dichiariamo da subito obiettori di coscienza, invitando tutti a sottoscrivere la Dichiarazione di obiezione di coscienza per respingere il disegno di chi vuole obbligare i nostri giovani a prendere il fucile e vestire la divisa.

Movimento Nonviolento

Non tutti

Da semplice ex-studente di Ca’ Foscari prendo la parola e dico: “Fiano deve poter parlare”. E il fatto che ci sia bisogno di affermarlo, il fatto che non sia una cosa ovvia e normale dimostra chiaramente che la libertà non è mai acquisita una volta per tutte, non è mai un trofeo che qualcuno possa esibire in una teca, ma è un’azione costante e quotidiana di responsabilità.

(da La Repubblica, 30 Ottobre 2025)

Ecco

“Ecco: io vi mando come agnelli

in mezzo ai lupi”

disarmati in mezzo alle armi,

a rendere testimonianza

della strage degli innocenti

ebrei e palestinesi

armeni e nativi

africani

asiatici

europei

latini.

Non sarà l’orrore

a scrivere l’ultima parola.

Uscendo dal ritiro Zen di Settembre

Sedersi in Zazen
non è un atto di repressione
ma di liberazione.

Piuttosto che reprimere i pensieri
lasciateli cavalcare nelle vaste praterie.

Lasciateli galoppare in tutte le direzioni.

Quando i puledri sono stanchi
troveranno la loro calma.

Tutto quello che noi facciamo
è sedere e respirare nella coscienza
che tutto sente, tutto avverte.