Ogni attimo si svolge

Ogni attimo si svolge senza mai passare,
senza tempo, completo, vuoto di sé,
espressione dell’universo.

Basta aprire gli occhi e ascoltare,
tendere l’orecchio e guardare

fino a che il guardato è pure il guardante
e l’ascoltatore l’ascoltato.

Con questo spirito è un atto sacro
anche sparecchiare e lavare
i piatti.

E la vita interiore è la vita quotidiana.

Conosci l’azione che realizza,
ma non è né mezzo né fine?

Conosci dove casa e strada, meditazione
e piazza, nella loro diversità
non sono divisi?

È il respiro umano della rivoluzione,
buoni amici.

NOVEMBRE

I giganti caduti, la loro mole impressionante e i rami incrociati in un groviglio sconsolato sono stati potati, tagliati, ridotti in cataste e cumuli che ora giacciono sul prato. Le ramaglie fini e le foglie, futuro e pregiato terriccio, sono andate a livellare conche e affossamenti del terreno. La legna intermedia, in pezzature irregolari da uno a due metri, è impilata a fascine su di un’erba verde intenso e rugiadoso, che non riesce più ad asciugare al sole, né tanto meno nella caligine novembrina.

La legna grossa, i ceppi, le grandi sezioni circolari dei tronchi segati hanno già fornito parecchi carichi di trattore e gli ammassi che restano ne promettono altri. Gli anelli più grandi dovranno essere caricati con la pala meccanica della carriola a motore e portati uno a uno allo spaccalegna sul crinale del valico, nella legnaia vicino a casa. A stento i pannelli fotovoltaici e gli accumulatori, non dimensionati per questo extra-compito, riescono a reggere il lavoro del motore elettrico che frantuma i ciocchi, ma riescono. E reggono.

Solo una porzione di tronco, rovesciata sul fianco scosceso del bosco, è lì a ricordare ancora i tagli da fare con la motosega. Stringe il cuore vedere la lama scomparire nel diametro per lei troppo grande e sentirla ansare insieme al mio fiato troppo corto.

Con un calcolo della pendenza e un taglio mirato alla base di uno dei tronchi, l’intero ammasso di radici e di terra che era stato eradicato e sovrastava cupamente il passaggio è ripiombato di colpo nella voragine che si era creata, ripristinando l’estetica e la funzionalità del sentiero pubblico dietro casa. A parte il terreno un po’ smosso, è con stupore che vediamo tutto tornato naturale.

Un altro ammasso di radici e terra sta rivoltato e sospeso sul pendio, sorretto solo dal moncone di tronco piantato nella terra. Ma il tempo, il gelo, l’acqua faranno marcire il moncone e spoglieranno della terra le radici. Tutto si depositerà al suolo come una gibbosità del terreno che a sua volta verrà lentamente appianata. Le radici scheletrite si consumeranno, rifiorirà il sottobosco in questo vuoto naturale e innaturale. Altri occhi vedranno, ma solo se l’essere umano nel mondo saprà ricordarsi dei suoi piccoli angoli. 

Amo le legnaie, il loro odore misto di essenze arboree come una presenza amica. Il segno di una fatica antica dell’uomo, il senso caldo e ancestrale di una provvista sotto la neve, per un rifugio dove il cuore umano passa l’inverno. E Anna, tra un volontariato e l’altro, ha sistemato la nostra, con una perizia e una dedizione squisitamente femminile e meditativa. 

 

il bosco ulula
scuote anche la legnaia
il vento del nord

stanco di intrichi
appare all’improvviso
il nostro prato

viaggio e viaggio
foglie cadute intorno
ricordando te

 

Riceviamo e diffondiamo

MERCOLEDÌ 14 NOVEMBRE  –  SALA DEI GIUDICI di PALAZZO LOGGIA – BRESCIA

ORE 20.30

mercoledì 14 novembre alle ore 20.30 nella Sala dei Giudici di Palazzo Loggia il movimento pacifista Ora World Mandala e il Centro per la Nonviolenza organizzano un convegno dal titolo “Ambiente, società, spiritualità: l’attualità di Gandhi di fronte alle sfide del nostro tempo”, al quale parteciperà Radha Bhatt, membro della Gandhi Peace Foundation e presidente del Sarva Seva Sangh.85 anni appena compiuti, la storica attivista nonviolenta lavora con la Gujarat Vidyapith, università fondata da Gandhi nel 1920, e dedica la sua vita alla diffusione dei valori propugnati dal maestro. Nata da una famiglia himalayana e fautrice sin da giovanissima del “Programma Costruttivo” elaborato dal Mahātmā, sfugge al matrimonio precoce che era la norma dalle sue parti. Lotta contro una società arretrata in cui dilaga l’analfabetismo, opera per lo sviluppo delle comunità rurali e promuove l’educazione e l’emancipazione femminile.

Dialogheranno con lei Roberto Cammarata (presidente del Consiglio Comunale di Brescia), Tommaso Bobbio (ricercatore dell’Università Statale di Torino), Sonia Deotto e Dario De Cesaris (rispettivamente presidente e vicepresidente di Ora World Mandala).

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Mercoledì sera in Loggia Radha Bhatt presenterà la traduzione italiana del saggio-manifesto “Programma Costruttivo. Suo contesto e significato”, appena pubblicata dalle edizioni Centro Gandhi di Pisa (144 pagine, 16 euro).

Decisivo per comprendere il Gandhi più propriamente politico, il testo risale al 1941 ma è un attualissimo compendio di propedeutica allo sviluppo di strategie nonviolente per il miglioramento sociale. L’autore vi spiega come attuare lo swadeshi, l’autosufficienza economica dei villaggi, attraverso precise linee guida per la strutturazione sociale dell’India: l’unità fra le diverse comunità etniche e religiose, la lotta contro la segregazione degli intoccabili, le campagne contro l’abuso di alcool e droghe anche attraverso iniziative di cura e reinserimento per chi ne è dipendente, la promozione della filatura e tessitura domestica per la produzione dell’abito tradizionale interamente fatto a mano (ancora oggi l’arcolaio campeggia al centro della bandiera indiana), lo sviluppo delle piccole imprese artigiane, la cura dell’igiene autogestita dai villaggi, l’educazione antiautoritaria, l’istruzione degli adulti come prerequisito per sfuggire alla miseria, la coscientizzazione delle donne, l’educazione alla salute di ciascuno, la valorizzazione delle lingue provinciali (soffocate dall’invasione inglese) abbinata all’insegnamento della lingua nazionale, la necessità dell’eguaglianza economica, lo sviluppo del mondo agricolo, la difesa della dignità e sicurezza del lavoro, il coinvolgimento degli aborigeni nella vita politica, la cura dei lebbrosi e il protagonismo studentesco nella creazione della nazione indiana.

Il volume è arricchito dai commenti di alcuni testimoni storici e di studiosi contemporanei, quali Narayan Desai, Rocco Altieri, Sonia Deotto, Tommaso Bobbio, Simona Bodo, Dario De Cesaris, Sudarshan Iyengar, Xicoténcatl Martinez Ruiz, Marco Restelli, Juan Carlos Ruiz Guadalajara e Gaetano Sabatini.

Riceviamo e diffondiamo

4 NOVEMBRE 1918 – 2018:
NON FESTA, MA LUTTO
100 anni!

Contro le guerre di ieri, di oggi, e di domani
Per la vita, la dignità e diritti di tutti gli esseri umani

Il 4 novembre si “festeggia” il centenario della “vittoria” della prima guerra mondiale, l’inutile strage, secondo la definizione del 1 agosto 1917 di Papa Benedetto XV. Una festa, voluta dal fascismo, che si è rinnovata, di anno in anno dal 1922 con tutti i governi, fino ad oggi.

Dal 1949 si “festeggiano” in questo giorno anche le Forze Armate italiane, con tutto il loro sperpero di risorse e spese militari.

Ma la verità storica ci dice che quella guerra fu il più sanguinoso conflitto di tutti i tempi:

37 milioni di vittime: 16 milioni di morti e 21 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili. In Italia i morti furono 650.000, i feriti 1.250.000 di cui 675.000 mutilati. Il risultato per l’Italia fu poi il ventennio fascista. Queste le conseguenze di una folle decisione voluta dal re e governo contro la volontà del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari), per conquistare all’Italia terre che si potevano ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti.

La “grande guerra” fu chiamata così per la capacità distruttiva su larga scala messa in campo dagli eserciti. Quei 4 anni di guerra provocarono la veloce riconversione delle moderne invenzioni tecniche in strumenti bellici, finalizzati al terrore di massa. Il sistema economico indirizzò tutte le sue risorse a sostenere l’impegno di guerra. Le nuove fabbriche chimiche, meccaniche, aeronautiche e navali furono rapidamente piegate al servizio delle armi chimiche, dei carri armati, degli aerei da combattimento, dei sottomarini da guerra, moltiplicando la produzione in tutti i settori. La guerra diventò, per la prima volta, di massa e totale, segnando uno spartiacque che divide la storia e la memoria moderna in un prima e un dopo.

Dopo un secolo di guerre, fino alle attuali in Siria, Yemen, Iraq, Congo, Sudan, sarebbe ora di voltare pagina, e costruire le condizioni per affrontare i conflitti con i metodi della nonviolenza.

Per questo ci impegnano e chiediamo:

– che il Parlamento approvi finalmente la proposta di legge d’iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta;

– che l’Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari;

– che i fondi pubblici oggi destinati a strutture e strumenti di morte siano invece utilizzati in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e del mondo vivente;

– una drastica riduzione delle spese militari che oggi ci costano settanta milioni di euro al giorno;

– una politica di disarmo;

– un impegno particolare a contrastare la violenza maschilista, prima radice e primo paradigma di ogni violenza;

Per questo ci opponiamo al razzismo, crimine contro l’umanità, e chiediamo che siano immediatamente revocate tutte le sciagurate decisioni governative che configurano omissione di soccorso, pratiche segregative e persecutorie, flagranti violazioni dei diritti umani e della stessa Costituzione della Repubblica italiana.

Movimento Nonviolento

http://www.azionenonviolenta.it
http://www.nonviolenti.org

1 novembre 2018

Ottobre

Una pioppa tremula s’è abbattuta su di un carpino nero e se l’è trascinato nella caduta. Insieme hanno schiantato la chioma di un carpino bianco e sono atterrati nel prato rasato di fresco, in un groviglio di rami, tronchi e fronde spezzate, già maculate d’autunno. 

Nella cornice ordinata di un verde erboso e smeraldino, frutto di sudore, lame e lunghi rastrelli, squisitamente orlato a terra di foglie dai colori di Van Gogh, spiccano ora i corpi abbattuti dei due giganti in un intrico scomposto. 

Nel contrasto tra spazio ordinato dall’uomo e incursione del disordine tempestoso – che costerà ore di lavoro se non vogliamo che i materiali scivolino a valle ad intasare i corsi dei fiumi, e frutterà legna per due inverni – s’afferma la vita. Quella quotidiana ed epica dell’essere umano nel dare forma agli elementi, fino ad arrivare a sconvolgerli, e quella incontenibile degli elementi nel riprendersi il loro ordine, rimescolando i mandala, perfetti e imperfetti, degli uomini.

sul mio ginocchio
zampette e frullo d’ali
un passerotto

Le foglie gialle
e rosse del ciliegio
sulla lattuga

bianchi vapori
veleggiano le gole
passi nell’orto

Nella magnifica appartenenza

Nella magnifica appartenenza
non c’è fuori, non c’è dentro
non c’è prima, non c’è dopo
non c’è vicino, non c’è lontano.

Inutile cercare d’entrare, inutile temere
di uscire

poiché tutto è vuoto”
come può accadere qualcosa?

Leggendo queste parole, la coscienza
che non sperimenta l’immobile che è il movimento stesso
crede che esse stiano negando la vita

ma se affermi, neghi o sminuisci la vita
è chiuso l’occhio della Vacuità, della Coscienza Originaria.

E quando la Coscienza Originaria
non è così sveglia nella sua forma umana

l’essere umano svolge la sua breve, fragile
eternamente preziosa vita

cercando di afferrare risposte
ma smarrendone il senso

credendo di vivere,
ma avvolto nel sonno

anelando alla vita,
ma senza viverla davvero

inondato di luce,
ma incapace di riconoscerla nell’apparente selva
oscura e luminosa delle sue illusioni.

*

Il qui e ora

Il qui e ora dello spirito
racchiude il qui e ora dell’io,
ma non è il qui e ora dell’io.

Il primo è inclusivo,
comprende tutte le forme, le distinzioni
(anche l’io, quindi)
ma è indiviso, eterno in quanto atemporale.
Ed è in sé passato, presente e futuro.

Il qui e ora dell’io è la realtà divisa in un soggetto
che percepisce tanti oggetti separati, fuori di sé.

Il primo, quindi, comprende anche il secondo
vede distintamente le forme e la loro diversità
ma sperimenta anche che sono il medesimo reale.

Il secondo è solo frattura, forme separate,
con sé al centro e le altre ora minacciose, ora d’amare,
ora da eliminare, ora da bramare, ma sempre
esterne a sé.

Il primo è soggettività assoluta
perciò relativa

Il secondo solo soggettività relativa
perciò illusoria.

Il primo è essere sempre a casa propria.
anche sulla strada.

Il secondo è essere solo un’ombra sulla strada.

Il primo è il risveglio dello spirito che affiora
nella sua forma umana e, in questa fase evolutiva,
purtroppo ancora in pochi esseri senzienti.

Il secondo è una dotazione di nascita che si sviluppa
in tutti, o quasi, fin dai primi mesi d’età.

Ed è così pesante, biologico-evolutivamente così determinato
da monopolizzare la percezione della realtà,

da impedire la consapevolezza stessa che esista
il primo.

Ma quando il qui e ora della vacuità, dello spirito, è manifesto
tutte le forme, anche quelle che lottiamo per cambiare,
perché generano ingiustizie e sofferenze,
godono della stessa natura,
come pure la nostra
azione, e ciò

non pone termine all’azione,
pone termine alla creazione del nemico,
come a un demone esterno che non ci appartenga.

*

Arretra la notte.
L’animale notturno torna alla sua tana,
nella sala di meditazione si diffonde
il chiarore dell’alba, laggiù
eppure qui è la pianura.