Il qui e ora

Il qui e ora dello spirito
racchiude il qui e ora dell’io,
ma non è il qui e ora dell’io.

Il primo è inclusivo,
comprende tutte le forme, le distinzioni
(anche l’io, quindi)
ma è indiviso, eterno in quanto atemporale.
Ed è in sé passato, presente e futuro.

Il qui e ora dell’io è la realtà divisa in un soggetto
che percepisce tanti oggetti separati, fuori di sé.

Il primo, quindi, comprende anche il secondo
vede distintamente le forme e la loro diversità
ma sperimenta anche che sono il medesimo reale.

Il secondo è solo frattura, forme separate,
con sé al centro e le altre ora minacciose, ora d’amare,
ora da eliminare, ora da bramare, ma sempre
esterne a sé.

Il primo è soggettività assoluta
perciò relativa

Il secondo solo soggettività relativa
perciò illusoria.

Il primo è essere sempre a casa propria.
anche sulla strada.

Il secondo è essere solo un’ombra sulla strada.

Il primo è il risveglio dello spirito che affiora
nella sua forma umana e, in questa fase evolutiva,
purtroppo ancora in pochi esseri senzienti.

Il secondo è una dotazione di nascita che si sviluppa
in tutti, o quasi, fin dai primi mesi d’età.

Ed è così pesante, biologico-evolutivamente così determinato
da monopolizzare la percezione della realtà,

da impedire la consapevolezza stessa che esista
il primo.

Ma quando il qui e ora della vacuità, dello spirito, è manifesto
tutte le forme, anche quelle che lottiamo per cambiare,
perché generano ingiustizie e sofferenze,
godono della stessa natura,
come pure la nostra
azione, e ciò

non pone termine all’azione,
pone termine alla creazione del nemico,
come a un demone esterno che non ci appartenga.

*

Arretra la notte.
L’animale notturno torna alla sua tana,
nella sala di meditazione si diffonde
il chiarore dell’alba, laggiù
eppure qui è la pianura.

Ascolta

Alla roccia della tartaruga
sul greto del torrente adamellino
ci siamo seduti, convalescenti.

Con la schiena diritta, dentro
il suono incessante della corrente
abbiamo respirato la gioia di respirare

cavalli al pascolo, abetaie,
pareti di roccia, erba rasa. Buon vino,
formaggio e pane.

Raccolti i resti gloriosi del pasto, ad ogni passo
guariti, abbiamo ripreso il cammino.

 

Ascolta.

 

Basta che tu sieda in meditazione
nel fragore continuo del torrente
per vivere che il fuori è dentro
e noi ci siamo immersi.

La frattura tra il dentro del sé
e il fuori del non sé

si risolve in una differenza di forme
cangianti di un medesimo Reale
privo di frattura alcuna.

L’io che vuol essere qui e ora

L’io che vuol essere qui e ora
è un grande, ma illusorio ostacolo al qui e ora.

Poiché il qui e ora non manca mai,
il desiderio di essere qui e ora

(o, allo stesso modo, il tentativo di eliminare tale desiderio)

è solo un qui e ora non riconosciuto.

È un fittizio altrove da dove parte
una tensione realizzativa
verso un qui e ora già presente
ma che non si autoriconosce.

“Vorrei essere acqua” sospira la follia
dell’onda che non si riconosce acqua.

L’unica “azione” possibile
è la semplice coscienza che riconosce
la tensione realizzativa

(e, se c’è, riconosce anche il tentativo di eliminarla)

la guarda e la respira.

E qualcosa accade.

Ma dire cosa accada è difficile,
perché già la parola la tradirebbe,

e la mente subito la trasformerebbe
in un fine, un oggetto da realizzare.

Invece accade solo da sé, in una
mente libera da aspettative.

Ma anche così la mente si chiede:
“Che cosa accade?”

Tuttavia è meglio una domanda
che una risposta.

La domanda è solo un desiderio di risposta
un’energia solo in cerca di definizione,
si può guardare e respirare, e se
portata all’estremo si chiama
koan, unità
di mente e domanda.

Un qui e ora adamantino
che presto o tardi implode
nell’evidenza.

La risposta invece diviene subito
un oggetto della mente,

che la mente crede di possedere
(come forse adesso la mente del lettore),
magari desidera realizzarla

ma tra sé e la risposta, quasi invalicabile
è l’illusoria frattura dell’oggettivazione.

Se durante la pratica

Se durante la pratica insorgono
stati piacevoli o spiacevoli

invece di attaccarsi agli uni
e rifiutare gli altri
trattiamoli tutti con affetto
ed equanimità

se ascoltati attentamente
guardati e respirati

rivelano tutti la
medesima realtà:

la stessa che noi siamo.

Quella fonte originaria
che tutto esprime

senza un fuori o un altrove.