Estate 2022 – Il filo d’Arianna – fine

Se la liberazione fosse leggere mille libri
non sarebbe per tutti.

Se la liberazione fosse non leggere affatto
non sarebbe per tutti.

Se la liberazione fosse ciò che sta nel mezzo,
a un quarto, un terzo, due terzi o tre quarti, non sarebbe
per tutti.

Se la liberazione fosse il potere, la forza, la ricchezza, la gioventù,
il colore della pelle, l’appartenenza, la confessione
religiosa, non sarebbe per tutti.

Se la liberazione fosse la povertà, la debolezza, l’età adulta,
la vecchiaia, il colore degli occhi, la non appartenenza,
la negazione della confessione religiosa, non sarebbe per tutti.

Ma la liberazione è continuamente ed eternamente
manifesta, e basta all’umanità per viverla
non essere una pietra,

ma la forma cosciente che è
perché la Realtà quella forma si dà.

Estate 2022 – Il filo d’Arianna – 6

Nessuno sulla terra ha il monopolio
della Verità.

Se c’è una Verità e se c’è un monopolio,
solo la Verità ha il monopolio di sé stessa.

I tanti che vantano di esserne i detentori
devono sapere che l’io e le sue acquisizioni
sono crinali sottili come fili di rasoio 
con strapiombi tutt’intorno.

Infatti come fai un’affermazione, subito
tracci un confine tra il detto
e l’inespresso.

E a nulla serve moltiplicare le affermazioni:
moltiplicherai l’inespresso.

Così, come la mente si pensa:”io”, subito
percepisce la realtà divisa tra un centro
che chiama sé e una periferia 
che è il diverso da sé.

Poi su questo illusorio fossato pochi 
sono i ponti che riuscirà a costruire
ma molteplice il pianto.

In effetti, ab initio, nessun io ha mai realizzato
la propria natura

così come un paio di forbici in azione
non ha mai realizzato un tessuto intero.

Non l’io, ma la Natura originaria realizza sé stessa
nella forma umana che si è data 
e ancora si dà.

Tutto questo diviene evidente quando
l’io tace, 

quando prodotti ed esauriti
tutti gli sforzi  possibili e immaginabili
per approdare inutilmente a qualcosa

l’io muore a se stesso e la mente respira così 
come è ed è sempre stata:

“la forma è vuoto e il vuoto è forma”.

È la Realtà senza cuciture, 
senza aggiunte né sottrazioni 

che brilla da prima dell’alba dei tempi
a dopo la loro fine, 

e respira ora
nella sua forma di essere umano.

Estate 2022 – Il filo d’Arianna – 5

L’ Essere semplicemente qui-ora
apre la coscienza panoramica.
Se la coscienza panoramica non si apre
non siamo semplicemente qui-ora.

D’altro canto cercare di essere
semplicemente qui-ora perché si apra
la coscienza panoramica
impedisce d’Essere semplicemente
qui-ora.

In quanto Essere semplicemente qui-ora
ignora ogni scissione in oggetto-raggiungimento
e in soggetto-avente scopo,

scioglie ogni percorso, ogni percorritore
e ogni percorrere;

perde ogni punto di partenza, ogni punto
di arrivo e ogni punto di stare,
perché tutti li comprende.

Hiroshima e Nagasaki: 6-9 agosto 1945

“Auschwitz sta figliando nel mondo
non sentite l’odore del fumo?”

                                                                                                      Danilo Dolci

A chi nell’ombra della sera medita

A chi medita nel cuore della notte
e nella luce del giorno

A chi ogni giorno si alza a sorreggere la terra
e lavora alla sua umanità:

causa sorgente della Rivoluzione

A chi nel flusso naturale della vita e della morte
respira l’ineffabile Realtà che lo respira

Ode.

(pubblicato la prima volta il 9 agosto 2017)

Estate 2022 – Il filo d’Arianna – 4

Per l’io tutto lo spazio-tempo che intercorre
tra un punto di partenza e quello d’arrivo

è sofferenza, lungaggine, tempo
morto da rimuovere.

Il suo sogno è lo schiocco di dita, il teletrasporto,
la scomposizione nel luogo di partenza e la rimaterializzazione
istantanea in quello d’arrivo.

Così per l’io è tempo perso tutto ciò 
che partendo da un punto del tempo-spazio
non porti ad un altro che presenti
realizzazioni tangibili.

Meccanismo utilitario insuperabile, l’io annaspa
dove non vede scopi, risultati, mezzi e fini.

Ma ciò che è perdita di tempo per l’io,
per l’autocoscienza  della mente è

lucida consapevolezza dell’essere:

dove il punto di partenza appartiene
alla medesima realtà del punto d’arrivo

(e di ogni “punto” dell’universo)

e lo spazio-tempo che intercorre
tra i due coincide in ogni istante, in ogni punto,
col punto di partenza e col punto d’arrivo.

Per l’autocoscienza della mente ogni viaggio
è un viaggio immobile, e il risultato è ogni passo.

Questa coscienza “dimora nel movimento stesso”
ed è sempre “a casa pur essendo sulla strada”.

È con questa coscienza che le funzionalità dell’io, 
la sua efficienza, la ricerca di tangibili risultati 
non si trasformano in alienazione, 

in un massacro narcisistico quotidiano 
“pieno di rumore e di furia, senza 
significato alcuno”.

A Roberto Bendo Hongaku Villa

Carissimo amico, compagno di pratica,
silenzioso suonatore di gong
in tanti ritiri Zen

maestro di Dharma nella bianca Cecina

“non è mai perdersi, se a volte ci si allontana …”

ha detto un poeta.

E questo ti scrivo, nella grande trasformazione
in cui tutto vive, e tutti ci accomuna:

Siamo una piccola ondulazione dell’universo
che per una scintilla, un fiato di tempo
si guarda allo specchio e si dice:
“sono un essere umano”

e si vive

alla confluenza azzurra di linee
siderali d’energia
che chiama Terra.

Per cecità e ignoranza propaghiamo
guerre, ci affanniamo nei giorni
disseminiamo ferite.

Per coscienza e risveglio
ci sappiamo schiuma
ci riconosciamo universo.

Per compassione e moto d’animo
salutiamo in noi e in ogni essere

la breve meraviglia del respiro

il giorno della venuta
e quello dell’addio.

Estate 2022 – Il filo d’Arianna – 3

“Il fine [spirituale] si realizza a patto di non porselo.”

Perché, cosa succede se ce lo poniamo?
Succede che dividiamo illusoriamente
la realtà in un soggetto che cerca
e in un oggetto cercato.

E fanno due; tre con l’azione
di cercare.

Ogni volta che oggettiviamo,
ci alieniamo illusoriamente dalla parte
di realtà oggettivata, la rendiamo esterna,
separata da noi.

Dopo di che abbiamo bisogno
di colmare la distanza che abbiamo
illusoriamente creato fra noi e questa
parte della realtà oggettivata.

Ma finché dura la scissione che la alimenta,
la distanza non potrà mai essere colmata.

È come il cane che cerca di mordersi la coda.
Ogni suo movimento per prenderla
sembra avvicinarla

ma in realtà la tiene distante
quel tanto che basta da renderla imprendibile.

Il cane si lancia in un giro vorticoso
destinato all’insuccesso

per afferrare una cosa che non ha nessun
bisogno di afferrare, perché è già parte di sé.