La lezione di Fra Cristoforo

Una mattina stavo guidando
su per la stretta via Mezzane
quando incontrai una delle tante auto
che vengono avanti ad oltranza.

Invece d’arrabbiarmi
e d’indicare come sempre
la piazzola appena dietro il prepotente

feci una lunga retromarcia,
fino a una nicchia, dove stetti.

Salutai con un cenno
e con un sorriso l’arrogante
sempre pensando che se qualche
ingiustizia dovevo riparare
di certo non era il caso di partire
da una lite di strada alla Fra Cristoforo.

Fu un gesto di perfidia, sapevo
dalla mia infanzia che una gara
con un fratello: “È mio, è mio”
aveva come risposta: “No ė mio, è mio”,

mentre la rinuncia nobile scatenava
la sensazione nell’altro di una vittoria
scemata d’interesse, magari l’invidia
per essere stato di meno.

Non fui il primo e non fui l’ultimo:
qualcun altro deve aver ripetuto
il gesto di perfidia, e qualcun altro
ancora, così che talvolta ora,

guidando su per la stretta via
Mezzane, le auto fanno a gara
a cedere il passo e lasciar passare.

Capodanno ‘19: La mente che cerca

La mente che cerca il mondo del risveglio
non s’accorge d’esserne già parte.

Il risveglio, infatti, è accorgersi
d’essere qui in ogni gesto.

Semplicemente qui. Interamente
qui. E ora.

Un qui-universo, inclusivo, senza
un fuori, dove l’altrove

non è altrove
e l’altro non è altro.

Un “ora” privo di tempo
che è ogni tempo

dal giorno primo della creazione
all’ultimo, proprio

sulla corrente di questo respiro

col piede nel velo di brina
di questo prato decembrino.

Questa notte

Questa notte, come tante, mi sono alzato
nel buio delle tre, colpito da parole
che mi sbranavano i fianchi
per uscire.

Nel freddo e col sonno, nell’assoluto silenzio
del mondo, nel vuoto di chi sono, della sete
e della fame, ho badato solo a scrivere
e ho scritto.

Poi ho visto:

erano tracce e segnavia lasciati
a chi cammina nella notte,

a chi veglia nell’alba, a chi
si alzerà domani.

Se in vita

Se in vita non hai
mai respirato d’essere ampio
più del tuo piccolo io

prova tutto e prova la resa,
lascia andare, almeno, non attaccarti
spasmodicamente

alla tua forma di onda,
mentre si sta rovesciando
e sciogliendo sulla riva.

Apriti all’esperienza eterna d’essere
acqua tersa di vibrazioni arcane

immobile mare di cangianti forme

d’essere universo in continuo divenire
e incessante mutamento

che però non muore mai.

Il Reale s’esprime da sé, ma…

Che lo si cerchi o non lo si cerchi
che lo si cerchi da soli o lo si cerchi
insieme,

il Reale s’esprime da sé
con ogni forma

e da ogni forma in cui è cosciente
riconosce se stesso in tutte.

È al di là delle parole
e comunica di cuore in cuore.

“Ogni discussione va di certo
contro il suo scopo”

e ogni confronto è un ornamento
grazioso e superfluo.

Ma se il Reale s’afferma da sé,
la verità dei fatti si appura insieme

e nessuno può ritenere su questi
d’aver la verità in tasca.

La verità interiore s’afferma da sé
ma la verità dei fatti si cerca insieme.

Magari con l’equanimità, la calma, la passione
e la compassione che la verità interiore,
se è aperta in te, ti dà.

È come un viaggiatore

È come un viaggiatore
che anela solo alla meta

e non ha tempo nemmeno
di leggere i cartelli sulla via.

Ma quando vi giunge
non trova nulla.

Solo un cartello con sopra
scritto:

“Che meraviglioso viaggio
è stato questo.

Non te ne sei accorto? Non
c’è altro.”

Allora torna indietro e per curiosità
legge tutti i cartelli

ma essi, fronte e retro,
(particolare decisivo)

portano solo scritto: “Che meraviglioso
viaggio è questo. Non ti accorgi?

Non c’è altro”.

Le persone amano gli schemi

Le persone amano gli schemi
e le definizioni.

Trovare la casella dove
inserire il prossimo e i vari
aspetti della realtà

calma l’ansia,
mette tutto sotto controllo

ed esime
dal navigare in mare aperto.

Perché sforzarsi di rimanere
aperti alla vita e alla comprensione,

quando comode etichette
s’incaricano d’imbavagliare

aspetti che altrimenti
potrebbero risultare scomodi?

Allo stesso modo

qualche volta non è
solo la tazza del visitatore
ad essere già colma di sé

così da non poter più ricevere
nemmeno una goccia di tè

ma anche la nostra
e quella di certi padroni di casa

che trasformano nobili percorsi
in conventicole settarie.