Riceviamo e diffondiamo

*Andrà tutto bene?
*È uscito il numero 3-2020 di “Azione nonviolenta”, rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, bimestrale di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Azione nonviolenta, 3 – 2020
Pandemia: la nonviolenza è la luce in fondo al tunnel

https://www.azionenonviolenta.it/azione-nonviolenta-3-2020-anno-57-n-639/


L’umanità sta cercando un’uscita di sicurezza per mettersi in salvo, ma ancora non si vede il segnale che indica la via di esodo. In piena pandemia mondiale siamo ancora al “si salvi chi può”.

Se la nonviolenza, come la definiva *Aldo Capitini*, è “/apertura/ affettuosa all’/esistenza/, alla libertà e allo sviluppo di ogni essere”, si capisce bene l’attualità tragica e decisiva di ciò che stiamo vivendo, e cosa dobbiamo fare: – aprirci a relazioni amorose – salvare l’esistenza delle vite – garantire la libertà – sviluppare le strutture sociali – favorire il benessere di tutti; perché è solo nell’esistenza, nella libertà e nello sviluppo del prossimo, che anch’io posso godere della mia esistenza, della mia libertà, del mio sviluppo. Ecco il senso profondo, e profetico, della nonviolenza. Una nonviolenza che è anche politica e non solo etica e morale. (…)
Non sappiamo se “andrà tutto bene”, o tutto male. Ma se andrà bene, sarà solo grazie al lavoro pionieristico messo in atto dal cambiamento lento, profondo, dolce, della nonviolenza e di chi la sta sperimentando nel concreto di politiche nuove.


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Mao Valpiana – Verona

Zen in viaggio

Calme assisiane, ripidi passaggi e vento di mare

Verdi e ocra le colline umbre
dalla finestra della camera

Nell’aria il chiasso garrulo
delle rondini

All’orizzonte sfuma il porpora
intenso del tramonto.

alpi apuane
tra le nevi di marmo
ripidi camion

schiumar di onde
e il mare a proclamare
la calda estate

Zazen

Zazen non é né questo né quello.
Poiché “è” (senza predicato alcuno),
non fa.

*

Quindi zazen si fa senza fare
ben oltre l’io-attore che crede
di fare o non fare.

Riletture e compimenti

Le persone amano gli schemi
e le definizioni.

Trovare la casella dove
inserire il prossimo e i vari
aspetti della realtà

calma l’ansia,
mette tutto sotto controllo

ed esime
dal navigare in mare aperto.

Allo stesso modo

qualche volta non è
solo la tazza del visitatore
ad essere già colma di sé

così da non poter più ricevere
nemeno una goccia di tè

ma anche la nostra.

Perché sforzarsi di rimanere
aperti alla vita e alla comprensione,

quando comode etichette
s’incaricano d’imbavagliare

aspetti che altrimenti
potrebbero risultare scomodi?

*

Già, perché?

Perché poi arriva qualcosa che sconvolge
tutti i tuoi appoggi, le tue abitudini
e le presunte sicurezze.

Sgomenti nel silenzio,
indifesi nel dolore,

orfani restiamo
nel cuore e nella mente.

Chi incattivisce, chi ricerca
ancora una corazza,

chi opera a beneficio di altri,

chi rinsavisce a beneficio di tutti,

chi aspetta solo che la notte passi,
ma poi ne arriva un’altra.

Buoni amici, dimorando nel non-io

della gioia e del dolore,
del silenzio e dell’azione,

respiriamo finalmente

il nostro vero corpo, il nostro
vero volto:

lo spirito che qui e ora
soffia come vuole

e nessuno può dire:
“è questo, è quello”

né di dove viene
e dove va.

Congedo estivo, la pratica continua

Siamo così giunti al termine di questa stagione di zazen e kinhin.

Ieri eravamo impossibilitati a rinnovare il quindicesimo invito alla pratica del lunedì, impegnati come siamo stati, fino a tarda ora, – ma che bella la prima luna nel cielo, tersi i colori della montagna, le voci del bosco a rincorrersi – nei lavori agricoli all’eremo: orto, siepi, sfalcio, manutenzione mezzi, pulizia casa e zendo.

Siamo però certi che sarà bastata una sola occhiata agli inviti precedenti per proseguire liberi e autonomi, ma idealmente insieme, nel solco della pratica. L’appuntamento ora è per settembre, vita e condizioni permettendo.

Che l’estate ci sia profonda e lieve, nella pratica e nell’amore. Nel lavoro per un’umanità dolente, che è spesso causa dei suoi mali, come la guerra e le più varie discriminazioni e disuguaglianze sociali.
E nel riposo del mare o dei monti. Nella calma della campagna o per le vie cittadine della sera.

A tutti, Gassho

Uscendo dall’ultimo ritiro di stagione

*

Se è il successo in vita
l’unità di valore per
un essere umano

allora abbiamo
il mondo che abbiamo

e Cristo è il più grande
fallito della Storia.

Se invece è la realizzazione
della nostra Natura

e l’azione a beneficio
di tutti gli esseri,

allora è il mondo come l’abbiamo
il più grande fallito della Storia.

Eppure non una sola persona
è perduta.

Non un solo quanto d’energia
dell’universo è escluso.

Nota o negletta che sia,
ogni coscienza risvegliata
ci dice:

“Siate i piccoli grandi araldi
di un’umanità possibile”.

*

Rinnoviamo l’invito alla pratica – 14

Eccoci ormai quasi alla fine del calendario pratiche 2019-2020, e qui ancora rinnoviamo l’invito allo zazen e al kinhin serale del lunedì in unione psicologica e spirituale e a beneficio di tutti gli esseri. L’importanza di sapersi fermare e di respirare in consapevolezza nel vento dei giorni, immersi nelle correnti della mente, in intimità con la nostra natura è data proprio dalla mancanza di quella finalizzazione che motiva tutte le nostre azioni qutidiane che sempre hanno uno scopo, una necessità che le origina e le deve soddisfare. Una costante finalizzazione che rischia, istante dopo istante, di subordinare alla meta, quindi di svilire, ogni passo del viaggio, “gemma inestimabile”, espressione intera di vita, ben al di là di essere mero mezzo per arrivare a destinazione.

L’ultimo ritiro, ora, di questa stagione. Come ripresa di contatto, per praticare insieme basterà il nucleo portante della pratica: zazen e kinhin. Sfrondato da tutti quegli aspetti altrettanto essenziali: il samu, i pasti condivisi, lo spazio per la notte che però, nell’attuale situazione, uniti a un maggiore avvicendamento in bagno, presentano maggiori criticità dal punto di vista della prevenzione sanitaria. Chi vorrà partecipare, quindi, avrà a disposizione, qui a Rezzato, l’intera mattinata di zazen e kinhin, sabato 27 e domenica 28.

Dato che per rispettare il distanziamento fisico i posti sono più limitati del solito, chi verrà di sabato lascerà il posto, se necessario, ad altri praticanti la domenica.

Telefonare al numero presente alla pagina “contatti” per chiedere di partecipare. Basterà portare il proprio cuscino, indossare la mascherina e il solito abito comodo. Altri dettagli in loco o durante la telefonata.

Ancora vi abbracciamo tutti, a partire dai sofferenti, dalle famiglie in lutto e da tutti coloro che si prodigano, nel corpo e nello spirito, per la cura dell’umanità.

Meditazione di cenere e fuoco

Sembra che l’essere umano
abbia continuamente bisogno

di creare forme, categorie, caselle
definizioni, confini, appartenenze

(quindi esclusioni)

delimitazioni, ordinamenti, distinzioni,
schemi, schematizzazioni
e ripartizioni,

concetti, caposaldi, chiavi (quindi serrature)
sezioni, spaccati, organizzazioni

parole, immagini, oggetti mentali
per tentare di sapere

chi è

e cercare
di conoscere il mondo.

Per cercare di ordinare a propria
misura l’immenso caos vitale

tentare di collocarsi
nel tempo e nello spazio

dove si sente gettato

e così cercare
di dominare la propria vita.

Non ne sarà prigioniero,
invece?

Non sarà prigioniero dei suoi tentativi,
delle sue forme mentali?

Non si sarà costruito un bozzolo
nel quale si dibatte

incapace d’uscirne?

Non potrà aiutarlo, forse
la capacità di guardare

la corrente impetuosa delle sensazioni
e delle attività della mente

trovarsi nel fiume dei pensieri

e lì, respirare?

*

mangiare grana
con un goccio di vino
pioggia al valico

sceso dai boschi                     
il richiamo del cuculo     
alba sui tetti  

 

Rinnoviamo l’invito alla pratica – 13

Dopo oggi, rinnoveremo l’invito alle preziose pratiche di zazen e kinhin nel nostro centro virtuale – che sta ovunque vi sia un praticante – ancora per due lunedì, fino alla fine di giugno. In unione psicologica e spirituale e a beneficio di tutti gli esseri. Va da sé che ciascuno può praticare ad ogni ora di tutti i giorni, ma questo richiamo che rinnoviamo lo stesso giorno della settimana, per la stessa ora della sera nella quale si praticava insieme nel centro fisico di Via Scuole a Brescia vuole essere un modo per testimoniare che l’essere insieme va al di là dei limiti fisici. E nello stesso tempo intende riproporre l’impegno a ritrovarci ancora a settembre, magari con le condizioni e le precauzioni che si renderanno necessarie, ma tutti sullo stesso tatami, nella stessa sala di pratica, da cuore a cuore e da spirito a spirito.

Già avevamo preannunciato, e stasera possiamo confermare come ragionevole – nonostante i nostri territori siano ancora alle prese con particolari cautele – una prima possibilità di riprendere a vederci – giusto in coda di calendario e usando le dovute accortezze – con la pratica intensiva dei due giorni di ritiro previsti per sabato e domenica 27-28 giugno, da svolgere in tutto o in parte. Rimandiamo gli interessati alle necessarie indicazioni che forniremo lunedì prossimo.

Ancora vi abbracciamo tutti, a partire dai sofferenti, dalle famiglie in lutto e da tutti coloro che si prodigano, nel corpo e nello spirito, per la cura dell’umanità.

Lo Zen e il gesto: l’azione

“Da cinque secoli
l’uomo occidentale è dominato
da un atteggiamento attivistico
e ha perso la capacità

di operare un sano e costruttivo
ripiegamento interiore

che dia un senso profondo
alla parola e all’incontro
con gli altri”.
Romano Guardini

“L’anima si esprime per azione”
Reinhold Messner

Lo Zen e il gesto

Molti sanno che Zen è silenzio
e meditazione.

Pochi invece sanno che Zen
è anche parola e azione

le quali zampillano dalla sorgente
di silenzio e meditazione.

Dato di scegliere non v’è:

il silenzio e la parola
la meditazione come l’azione.

Solo che in genere pensiamo al fare,
parliamo molto, ma meditiamo poco,
e lo Zen
lo sa.

Per il resto c’è chi è prigioniero
del suo ordine

e chi è libero nel suo disordine

poi c’è chi è libero nel suo ordine
e chi è prigioniero del suo disordine

ed è questione di lana caprina
stabilire se la libertà stia in questo
o in quello.

La libertà sta nell’essere umano
quando libertà sa vivere.

Lo Zen e l’azione, quindi

è l’arte di essere presenti nel gesto
e non persi in qualche punto
della mente,

presenti come realtà intera
che si manifesta nell’atto

poiché ogni gesto è la vita che avviene
la realtà che si esprime

senza aggiunta e sottrazione
alcuna.

Il gesto non rimanda a un altrove
è proprio quel che è
e così com’è.

Come il respiro, il battito del cuore,
un frullare improvviso d’ali.

È sacro, denso di senso
perché privo di eco, di senso
altro dal suo svolgersi.

È l’immobile che è il movimento
stesso.

È lo spirito che si esprime
per azione.