Informiamo

GUERRA UCRAINA: L’UNIONE BUDDHISTA ITALIANA STANZIA UN FONDO DI EMERGENZA DI UN MILIONE DI EURO


L’Unione Buddhista Italiana ha deciso di stanziare un fondo speciale di 1 milione di euro per sostenere il popolo ucraino in uno dei momenti più oscuri della storia europea recente. In questo modo, i buddhisti italiani desiderano sostenere uomini e donne ucraini in fuga dall’orrore della guerra, famiglie intere che hanno abbandonato la propria casa in cerca di un luogo sicuro dove stare.
Il fondo avrà una duplice destinazione: 200 mila euro, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e Medici Senza Frontiere, impiegate nei corridoi umanitari, interventi sanitari e acquisto di forniture di farmaci; 800 mila euro, invece, verranno indirizzati a micro-interventi messi in atto anche dai diversi centri buddhisti dislocati sul territorio italiano, in collaborazione con organizzazioni locali del terzo settore, a sostegno di profughi e nuclei familiari ucraini in difficoltà.
“Il popolo ucraino ha bisogno di tutto l’aiuto possibile in questo momento e l’Unione Buddhista Italiana fa la sua parte per sostenere i più fragili – afferma Filippo Scianna, presidente dell’U.B.I.– Il nostro contributo è solo una goccia in mezzo al mare rispetto all’enorme emergenza sanitaria e sociale nella quale è piombata l’Ucraina: la nostra scelta ha l’obiettivo di sostenere quelle realtà che sono al servizio dei più deboli, cercando di aiutare sia chi si trova ancora sul fronte della guerra sia chi è giunto nel nostro Paese alla ricerca di accoglienza e di protezione.”

La Storia è un’ottima maestra (riletture)

“La Storia è un’ottima maestra,
ma l’essere umano è un pessimo studente.”

(Antonio Gramsci)

E perché è un pessimo studente?

Cosa condanna l’essere umano
a ripetere gli stessi comportamenti,
gli stessi errori?

Senz’altro l’ignoranza della Storia
o la presunzione ogni volta

di essere diversi,
di aver capito la lezione:

noi no, noi sappiamo, noi
non siamo così…”

Ed ecco il pianto e lo stridore
di denti che sale dalla Terra

ancora, dopo cinquemila
anni di storia.

Le rivoluzioni falliscono quando
i rivoluzionari, sotto lo scudo
della buona o presunta causa,

hanno gli stessi processi
mentali degli “odiati nemici”:

Primo: noi siamo i depositari del sacrosanto
e il male sta fuori di noi.

Secondo: chi non ci segue è un nemico
da abbattere o un traditore da additare,

in subordine un sospetto da sorvegliare,
un estraneo da convincere, ignorare
o sbeffeggiare.

Terzo: il fine giustifica i mezzi.

I processi riformatori s’infrangono
sui meccanismi mentali utilitaristici,

di calcolo, interesse e tornaconto
che li sovrasta.

Ai grandi rifondatori di liberazione
che riprendono il filo del vero

e della storia segue
il decadimento di piccole menti,
piccoli cuori

limitati nell’area di coscienza
e consapevolezza.

L’essere umano ripete gli stessi
errori, perché lo stesso rimane

il meccanismo mentale
che lo domina.

Qualcuno, di grande, l’ha
vissuto e l’ha detto:

Non si mette vino nuovo
in otri vecchi”.

Qualcuno, non meno grande,
l’ha fatto:

Ti ho visto, costruttore
di prigioni, e ora spezzata
è la tua trave di colmo”.

E cos’è l’otre vecchio, questo meccanismo mentale,
chi è questo costruttore di prigioni?

È la frattura percettiva che divide
illusoriamente la realtà in due:

una parte che si autodefinisce “io”
e definisce l’altra come “non-io”
quindi esterna a sé.

Con tutto il carico di solitudine, estraneità, conflitti
senso di minaccia, predazione, subordinazione
confini, bisogno di sicurezza, alleanze
di rinforzo, ansia, angoscia

nei confronti del presunto altro da sé
che questo comporta.

Appena mediato da quei ponti
che sentono e intuiscono l’originaria
unità ed interessenza

che sono il senso della bellezza, la gioia,
la commozione, l’amore e l’amicizia.

Mancando del tutto, nella generalità
degli esseri umani, ma non nella
mente che si risveglia al vero

(e ogni essere umano si può risvegliare)

l’esperienza percettiva ed esistenziale
del Reale come Uno, in tutte le sue forme,
l’io compreso.

Per cui ogni cosa fatta a un altro,
positiva, negativa o neutra che sia

è comunque una cosa fatta a sé.

Uscendo dal ritiro Zen di Febbraio

L’ultima notte del nostro ritiro Zen settimanale a Shinmeikutsu, ai piedi del Fujiyama, in Giappone, Padre Lassalle, che conduceva la pratica, ci disse che potevamo uscire dalla sala di meditazione per andare a fare zazen ovunque: sotto le stelle, nella legnaia, vicino al torrente, su di una roccia, nel giardino o nel villaggio vicino…

…a un certo punto, in questo ritiro siamo usciti dalla sala di meditazione per entrare in un’altra: uno slargo di strada adiacente a Piazza Loggia, la piazza della strage di Brescia. Lì abbiamo praticato in mezzo a molti altri, convenuti contro l’attacco all’Ucraina. In silenzio abbiamo elevato il no alla guerra e manifestato la nostra volontà di pace.

Nel silenzio abbiamo praticato per chi soffre
e anche per chi fa soffrire.

Angoli dolorosi del nostro cuore i primi,
angoli bui della nostra mente i secondi.

*

Ringraziando chi si è seduto con noi
possa questa pratica essere di beneficio a tutti gli esseri

Una nascita tra noi

Di guerra purtroppo parleremo ancora, come abbiamo sempre fatto in questo mezzo secolo, anche quando qualcuno era occupato a fare altro e non aveva tempo per ascoltare. Ma questa mattina, riserviamo la nostra attenzione alla vita che viene. Salutiamo con un grande gassho la nascita di Meera, la bambina di Zangeetha e di Andrea, nostri amici. Quando Andrea, che siede con noi in zazen ogni lunedì, ce ne parlava, seguivamo con trepidzione e partecipazione la meraviglia dell’evento. Ogni bambino che nasce ripropone il formarsi dell’io, ma rinnova anche la luminosa possibilità del risveglio spirituale. E’ un punto dell’universo nel quale tutto l’universo si esprime ed esprime la coscienza intera. Una nuova vita è la manifestazione che la vita si dà della sua “nascita eterna” e della sua amorevole ineffabilità. A Meera, Zangeetha e Andrea il nostro abbraccio.

Gassho
Associaz. Zen “La Lovera”

Ripresa dello Zazen il 21 Febbraio 2022

La pratica collettiva di zazen e kinhin al centro Zen di Via Scuole 34 a Brescia riprende Lunedì 21 Febbraio 2022, dalle 20 alle 21(ricordarsi di portare il green pass, che l’ARCI richiede, per poter accedere alla sala).

La situazione pandemica sembra in progressivo miglioramento, ma venti di guerra soffiano minacciosi in una parte d’Europa, unendosi agli altri focolai sparsi sulla terra, nonché a disuguaglianze e ingiustizie come sempre nutrite dall’oscuramento mentale che domina l’essere umano. Compito di ciascuno lavorare fuori e dentro di noi per allargare l’area della coscienza, della consapevolezza, in modo da costruire migliori rapporti economici e sociali.

Prendiamo l’occasione per far sentire la nostra vicinanza a chi è stato colpito da lutti e sofferenze, che nella ruota di nascita e morte non mancano mai. Anche per loro, come per tutti, noi sediamo in zazen e agiamo nel sociale.

Gassho
Associaz. Zen “La Lovera”

Thich Nhat Hanh

Quando mi vedrete immobile e freddo
come un fantoccio abbandonato

quel che sono e siamo 
davvero

starà continuando a vivere 
come sempre.

Il giorno che morirò non morirà
nessuno.

Se non quel piccolo ragazzo
divenuto vecchio

che vi saluterà 
dai vostri ricordi.

“Domani, continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi. Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi. Ne sarò molto felice.”

(Thich Nhat Hanh)

*

Dogen e Thich Nhat Hanh

Durante la guerra in Vietnam, negli anni ’70, la nostra militanza nonviolenta che si opponeva al conflitto trovò una straordinaria corrispondenza con la terza forza buddhista – di cui Thich Nhat Hanh era uno dei principali esponenti, se non il leader indiscusso – che si frapponeva tra gli USA e i Vietcong per porre fine allo spargimento di sangue, e che fu spesso attaccata ferocemente da ambedue le parti come troppo di sinistra per i primi e troppo poco marxista per i secondi. Eppure di uno straordinario percorso di pace si trattava, che univa meditazione ad azione, spiritualità e vita quotidiana, e che si riallacciava alle sorgenti più autentiche dello Zen e quindi dell’umanità. Thich Nhat Hanh parlava con i Buddha e i Patriarchi del passato per vivere tra gli uomini del presente:

(C.B., Ca’ Foscari, Dipartimento Studi Asia orientale, 1976)