Riceviamo e diffondiamo

Un libro di Pasquale Pugliese

Introduzione alla filosofia della nonviolenza di Aldo Capitini”

Elementi per la liberazione dalla violenza”

che si terrà

VENERDI’ 24 MAGGIO alle ore 18,30

presso il Centro per la Nonviolenza di via Milano 65 a Brescia

Pasquale Pugliese è segretario nazionale del Movimento Nonviolento ed è tra i redattori della rivista “Azione nonviolenta”. Dopo gli studi filosofici, oggi si occupa di progettazione e supervisione educativa e di politiche giovanili. Inoltre cura percorsi e laboratori sulla nonviolenza e la formazione dei volontari civili.

In questa sua opera ci introduce al pensiero di Aldo Capitini, filosofo della nonviolenza, antifascista, fondatore del Movimento Nonviolento, e al suo percorso filosofico, etico, politico, religioso e pedagogico che possiamo annoverare fra i più radicali e innovativi del novecento italiano.

Ti aspettiamo!

Movimento Nonviolento di Brescia

Il mondo umano

Il mondo umano, per ignoranza e illusione
si edifica dall’io in poi

e soffre e fa soffrire tutto quello che può soffrire
e far soffrire una coscienza personale che brama
di possedere vita, gioia e morte, ma non possiede 

nemmeno se stessa, inconsistente
come una bolla, suscettibile ogni istante
di dissolvenza,

e trema, infatti, al solo pensiero della dissolvenza
che cerca inutilmente di rimuovere.

La pratica meditativa lavora dall’io al “prima”,
un prima eternamente qui e ora

e lascia esprimere la Realtà che è forma,
la forma che è Realtà, ricomprendendo
in ciò anche l’io e il suo poi.

È la goccia che si riconosce mare

 – unico segno identitario universale –

nel medesimo istante senza tempo
in cui il mare si riconosce goccia

modulandosi in flutti e correnti
che chiamiamo eventi
e diversità

dove ancora tempestosa è la nostra 
acqua, tra lotte e desideri
sete d’amore e fame d’esistenza,

ma con animo di compassione, 
in equanimi giorni, di vivide stagioni.

APRILE

Un cavallino, quello dei soliti vicini, gli stessi delle capre fameliche per intenderci, è venuto a farci visita e si è dedicato con molta attenzione ai fiori che Anna cura con un’attenzione ancora più grande. Tuttavia, dato che le mancanze degli uomini non ricadono sui cavalli, o almeno non dovrebbero, e poiché ci veniva a cercare con lo sguardo e con il muso, lo abbiamo accolto carezzandolo e correndo con lui nel prato, prima di indirizzarlo sulla via di casa. Mai visto un cavallino sgroppare così felice e libero. Avanti e indietro, su e giù, per lungo e per traverso, scuotendo la criniera e scalciando all’aria, per poi fermarsi a tratti e girarsi verso di noi con aria interrogativa: “…e mo’ dove siete rimasti?!”

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    Il ritiro di pratica meditativa di fine aprile si è svolto tra i vapori fumiganti delle nuvole che attraversavano il passo radenti il suolo e improvvisi squarci di sereno e vampate di sole. Proprio il sole ha benedetto il primo giorno di ritiro, mentre una pioggia gelida ha benedetto a tratti il secondo. Dice infatti il poeta: “se il freddo intenso non penetra nelle ossa, come possono essere fragranti i fiori di susino?” E come possono brillare come gioielli le braci nella stufa, dalla soglia di casa?

     Sedersi in meditazione quando le luci delle città, laggiù nella pianura, ebbre vanno a dormire e rialzarsi nell’alba del mondo, quale notte bianca dello spirito ha da essere in ogni convento, monastero e luogo di pratica disseminato sulla terra!

Ogni attimo è
sia inizio che fine
non porta ad un altro attimo.

Ogni zazen è il primo e l’ultimo,
non porta a un altro zazen.

E per quanto possiamo sforzarci
non siamo noi a fare la pratica
ma la pratica a fare noi.

     Davanti a ragazzi attenti e partecipi di un istituto superiore della nostra provincia, abbiamo tenuto un incontro sul dialogo policulturale e interreligioso, seguito da un testimonianza sull’obiezione di coscienza all’uso delle armi e sul servizio civile. Che gran cosa tornare a percorrere i corridoi scolastici affollati da giovani che potrebbero essere i figli e forse anche i nipoti dei nostri alunni di un tempo.

     Sono ripresi i lavori per finire il ‘muretto a scendere’ che sostiene il vialetto d’entrata all’eremo. I problemi della progettazione sono stati superati, sia pure da modesto costruttore dilettante quale sono. Una mattina ho aperto gli occhi senza più il groviglio della sera e tutto era diventato chiaro, vedevo nella mente le soluzioni.

     La poca acqua rimasta nei serbatoi di casa se n’era andata per l’uso e per un guasto alla conduttura – prontamente riparato – ma le piogge anelate dai boschi e dalla terra sono arrivate copiose sui tetti e sui pascoli, sulle cime e sui pendii, sulle fronde e tra i rami. Sono penetrate nel suolo, hanno rabboccato le falde, alimentato le sorgenti, riempito le cisterne, ammorbidito i tratturi, calmato gli sterrati polverosi. E alzando gli occhi vediamo neve abbondante in quota.

     Ora i torrenti rumoreggiano nelle gole, le acque serpeggiano nei fondovalle con un gorgogliare uniforme e incessante fino ai fiumi, ai laghi e ancora ai fiumi e alla grande pianura che si stende ai nostri piedi e che ora beve finalmente. L’umidità al suolo ha ravvivato erba e fiori. Gocce di pioggia e rugiada mattutina ingannano gli occhi sulla polmonaria, mischiandosi con le macchie tonde e chiare proprie delle foglie, così che uno non sa più quali sono le gocce e quali le macchie, a meno che vada a scuotere le foglie, vistose ed eleganti. Un brulicare di forme e di essenze danno vita al prato che da raso è ora gonfio di steli come un intricato universo di vuoto e di pieni.

     Molte piante spontanee hanno anticipato l’orto. Dopo la cicoria è ora l’asparago di montagna, fresco e amarognolo, le salvie buone da impanare, la comune piantaggine, il primo iperico, la piccola carota selvatica dal gusto intenso e inaspettato. Decine e decine di erbe che ci terranno compagnia fino allo sfalcio d’esordio in maggio, per poi ricrescere dopo ogni taglio lungo tutto il resto della primavera e per l’intera estate, quando i prodotti dell’orto ci consentiranno di contemplarle e lasciarle in pace.

Nell’alba pallida
scuro e chiaro un buddha
lucente luna

 

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Il modo migliore

 

Il modo migliore di realizzare
un risultato è dimenticarlo

e dedicarsi al cammino
che lo realizza.

il modo migliore di realizzare
il cammino è dimenticarlo

e dedicarsi ad ogni passo.

Il modo migliore di realizzare
ogni passo è dimenticarlo

e dedicarsi a “questo passo”.

Il modo migliore di realizzare
“questo passo” è dimenticare:

“questo passo”,

e semplicemente farlo.

 

 

 

Una lucida coscienza

Una lucida coscienza
scaturisce in zazen (e molto, molto oltre)
nello stato di non sapere, non volere
non avere.

E lo costituisce.

Come uno specchio, riflette
senza aggiunta né sottrazione alcuna
ogni forma del Reale e il Reale
in ogni sua forma.

Ma a differenza di un freddo specchio
ne è la palpitante espressione.

Marzo

     La terra ha sete. Le grandi piogge di marzo che ogni anno ci riempivano i serbatoi di casa per un intero anno, e quelli dell’orto per le prime seminagioni, sono state avare di sé. Qualcosa è venuto, ma ne servono altre. Le sorgenti dei dintorni sono un esile rivolo e gli animali selvatici devono allungare i loro percorsi per trovare una pozza d’acqua, rimasugli di torrente e gocciolatoi. Più a valle sono in secca i fiumi e la grande pianura. Il lago della Valvestino lascia affiorare dal fondo le vecchie mura sepolte dall’invaso artificiale e anche le vaste acque del Garda, profonde assai, sono arretrate e lasciano scoperti tratti di riva.

     Le prima erba selvatica della stagione che abbonda nei paraggi è la “cicoria” tarassaco. Mentre sbuffo con la carriola di terra su e giù dal bosco all’orto, Anna, con la pazienza meditativa trasmessa dalle nostre nonne patriarche, ne raccoglie i cespi, ancora piccoli in questo mese e a quest’altezza, vagabondando di terreno in terreno. Segue la mondatura, dove la pratica tocca il suo acme: foglia per foglia, radice dopo radice. Poi il lavaggio. Infine la cottura. Quando la cicoria arriva sulla tavola è diventata un piatto salutare e prelibato. Pure l’acqua di cottura che è di suo un toccasana depurativo e diuretico, non viene buttata. Quest’erba pressata per estrarre l’ultima acqua e poi sgranata nel piatto, condita con un po’ di olio extravergine dei declivi gardesani più a lago si lascia raccogliere dal piatto per mezzo di pezzetti di pane e portare alla bocca in totale presenza mentale. Con la stessa consapevole grazia si lascia masticare e deglutire, sentendone la consistenza morbida, la sapidità dolce, ma con una punta di amaro. Fra poche ore ne sentiremo, con la stessa consapevolezza, il rumore della deiezione cadere nel WC. E da lì, biologicamente riciclata, questa erba sarà di nuovo alla terra che l’ha prodotta.

     La seconda “erba” è l’asparago selvatico, che ora spunta appena ai margini del bosco, e dalla soglia di casa osserviamo crescere. Se ne riparla ad aprile.

   La pratica intensiva zazen-koan di fine mese è ritornata all’eremo, dopo l’emigrazione invernale a casa nostra, nella cittadina alle porte di Brescia. Insieme a qualche presenza in più con la quale condividere l’esperienza.

       Nell’orto il pruno è in pieno fiore. E anche i ciliegi selvatici, rustici testimoni della semplicità dell’eremo, stanno per esplodere in un’infiorata che nemmeno Salomone…

 

Che cos’è un attimo?
per il clacson dietro me
schiuma di rabbia

Sulla piazzetta
una grande dolcezza
sera sul lago

Riceviamo e diffondiamo

comunicato stampa del Movimento Nonviolento
con preghiera di diffusione

“LEGITTIMA DIFESA”
VITTORIA DELLA LOBBY DELLE ARMI

La lobby delle armi è passata all’incasso della cambiale elettorale.
Salvini e la Lega, con l’appoggio prostituito dei Cinque Stelle, hanno ripagato il sostanzioso aiuto ricevuto da chi le armi le produce e le vende, con enormi fatturati. Non è un segreto l’attivismo politico del Ministro tuttofare dimostrato ad Hit Show, la Fiera vicentina di armi e munizione. E non è un caso se nel cuore della produzione armiera italiana, tra Brescia e Bergamo, la Lega raccoglie una media del 35% dei voti, con punte del 40%.
L’intreccio armi-politica fa scuola in tutto il mondo. Salvini è uno scolaretto che si ispira in questo ai suoi maestri, da Trump a Putin, da Bolsonaro a Erdogan. Basta leggere un po’ di cifre di come la facile diffusione delle armi corrisponda ad un aumento della insicurezza. Stragi e morti per armi da fuoco sono in aumento vertiginoso negli Stati Uniti e in Brasile, in Russia e in Turchia gli affari sporchi della politica sono sempre più intrecciati al mercato armiero.
Il guaio è che a guadagnarci sono i fabbricanti d’armi, ma a rimetterci sono i cittadini, sempre meno liberi e più a rischio con leggi liberticide e autoritarie.
Drogare l’opinione pubblica con la paura percepita di furti e rapine, e garantire l’impunità a chi spara per difendersi, è la diabolica manovra che ha portato all’approvazione della Legge con il consenso di larga parte dell’opinione pubblica. Un boomerang che si ritorcerà sul cittadino due volte vittima: della propria arma e della politica senza scrupoli.
Oggi al Senato ha vinto l’industria delle armi; la prima vittima è stata la democrazia.

Mao Valpiana

presidente del
Movimento Nonviolento