Riletture: “A chi nell’ombra”

“Auschwitz sta figliando nel mondo
non sentite l’odore del fumo?”

                                                                                                      Danilo Dolci

A chi nell’ombra della sera medita

A chi medita nel cuore della notte
e nella luce del giorno

A chi ogni giorno si alza a sorreggere la terra
e lavora alla sua umanità:

causa sorgente della Rivoluzione

A chi nel flusso naturale della vita e della morte
respira l’ineffabile Realtà che lo respira

Ode.

Cantano alle finestre

Cantano alle finestre, cantano
sui balconi.

Cantano per farsi coraggio,
ma cantano.

Come da bambini, nell’attraversare
il buio

o da più grandi nella notte,
tornando a casa.

Cantano e il canto risuona
nel deserto delle strade,

sale dalle città mute
rivelando il cuore caldo

dell’umanità murata.

Cantano per passare il tempo,
per lanciare un grido,

una voce di presenza,

ed ascoltare quale eco
e che cosa ritorni.

Cantano per essere insieme

cantano per farsi coraggio
ma cantano.

Così l’universo li esprime.

Poi il silenzio e la notte.

“O terra materna
che culli e assopisci
la foglia caduta.”

Informiamo

CORONAVIRUS: DALL’UNIONE BUDDHISTA ITALIANA 3 MILIONI PER L’EMERGENZA E IL DOPO. 1.5 MILIONI ALLA PROTEZIONE CIVILE E 1.5 AL TERZO SETTORE

In questo momento non semplice restituiamo agli italiani la fiducia che ci hanno dimostrato con l’8×1000 e supportiamo anche le organizzazioni del Terzo Settore, da sempre vicino ai cittadini in difficoltà, nell’emergenza e soprattutto nel dopo

Milano, 16 marzo 2020 – “In questo momento non semplice vogliamo restituire concretamente alla popolazione italiana la fiducia che ci ha dimostrato con l’8×1000 e per questo abbiamo deciso di stanziare 3 milioni di euro come sostegno immediato a chi è impegnato a contrastare la diffusione del Covid19. Invieremo subito 1.5 milioni di euro alla Protezione Civile in modo che possa far fronte all’emergenza. Un milione e mezzo sarà destinato a un fondo speciale emergenziale per le organizzazioni del Terzo Settore che svolgono e svolgeranno, soprattutto in fase post emergenziale, un’opera fondamentale di sostegno e vicinanza ai soggetti più fragili”.

L’Unione Buddhista Italiana monitorerà le urgenze e le richieste, in contatto e in coordinamento con le varie organizzazioni che operano sul territorio nazionale al fine di destinare i fondi in modo efficace. Considerato che le conseguenze dirette ed indirette dell’epidemia si estenderanno anche ai prossimi mesi, l’Unione Buddhista Italiana si adopererà per sostenere le organizzazioni del Terzo Settore che rappresentano un presidio di socialità a fianco di chi soffre e a sostegno di chi opera per affrontare questa delicata situazione. Siamo fiduciosi che questo periodo di prova che stiamo vivendo rafforzerà appieno lo spirito di apertura di tutti noi e come buddhisti sentiamo forte l’invito a tradurre in azioni la compassione verso l’altro: è questa l’autentica via del prendersi cura.

Condividiamo

Da Sanboji:
“Inizio 07.00 zazen 15/20 minuti e i 2 sutra: il Sutra del Cuore e Gli Ammonimenti di Kozen Daito (qui sotto la traduzione) che potrete recitare assieme a noi a beneficio di tutti gli esseri”.

Monaci di questo monastero di montagna
[…] ricordate sempre, nelle dodici ore della giornata,
di dedicarvi allo studio dell’Impensabile.
Il tempo vola come una freccia
[e noi siamo sempre inclini a perdere le occasioni]
[…] sempre, sempre, state attenti.

Dopo la mia morte, alcuni di voi dirigeranno cinque templi in condizioni prosperose, con torri, sale, libri sacri decorati in oro e argento, in cui i devoti si affolleranno rumorosamente: alcuni passeranno le ore leggendo i sutra e recitando i dharani, e seduti a lungo in contemplazione non si faranno mai prendere dal sonno; mangiando una volta al giorno e osservando i giorni di digiuno, praticheranno tutte le azioni religiose nei sei periodi della giornata. Ma pur dedicandosi così all’ideale, se i loro pensieri non dimoreranno nella misteriosa e intrasmittibile via dei Buddha e dei Padri, ignoreranno la legge della causalità morale e finiranno nella completa rovina della religione. […]

Fate, però, che uno solo viva in solitudine,
in una capanna coperta da una fascina di paglia,
e passi i suoi giorni mangiando radici
di erbe selvagge
cucinate in una pentola con le gambe rotte:
se si applica con concentrazione
ai suoi affari spirituali,
sarà l’unico a parlare ogni giorno
con me
e a sapere come essere grato alla vita.
Chi potrebbe mai disprezzare
una persona simile?
Monaci,
siate diligenti, siate diligenti.

Il canto della colica renale e altri dolori

Come siamo fragili nel regno delle forme,
buoni amici, e fluttuanti

come le infinite cause
che ci modellano nell’impermanenza.

Un fascio di energie del campo cosmico
aggregate per una virgola di tempo

coscienti alla parziale,
in continua trasformazione,
disperse e riaggregate all’infinito.

Figli della luce e della tenebra
sempre oscillanti tra gioia e sofferenza

solo se il “vero è lasciato a se stesso
non v’è nulla di falso”.

Ma talvolta un dolore sorge, così acuto
che l’animo si contorce, come un serpe
in agonia.

Eppure il sole sorge ancora
e continua a tramontare

il cuore batte ancora, e il respiro
continua a respirare.

“…all for my love / I’ll learn the truth…”

Il canto del dubbio e della tenacia,
la canzone della fede.

*

Note minime:

1 – “…se il vero è lasciato a sé stesso, non v’è nulla di falso” – (Sesto Patriarca Zen, Hui Neng)

2 – “… all for my love / I’ll learn the truth…”- “Faith’s Song” di Amy Wadge

3 – “Dubbio, tenacia e fede (fiducia)” sono menzionate dal maestro Zen Miura,(“Conferenze”, New York, 1955).

4 – Il verso “La canzone della fede” è la traduzione del titolo “Faith’s Song” di Amy Wadge, ma coniugato con “Dubbio, tenacia, fede” del Maestro Miura.

5 – L’immagine: “il cuore batte ancora / e il respiro continua a respirare”, pur magnificamente presente, per un’evidente e pura coincidenza di spirito espressivo, nel refrain della canzone (2018) della Wadge (facilmente rintracciabile su youtube), è tratto da Ox (2012), come pure ne sono tratti i versi immediatamente precedenti.

L’amorevole presenza

La costrizone della quarantena, la rarefazione dei rapporti sociali, la preoccupazione per la famiglia, il lavoro e l’occupazione; il timore per il virus, la malattia e la morte; la tentazione dello sconforto e del panico oppure, al contrario, la faciloneria cieca che espone al rischio: tutto questo non se ne andrà solo perché non vogliamo vederlo. Non se ne andrà solo perché vogliamo che se ne vada. Tutto questo non è “materia” solo di azione: sanitaria, sociale, politica, ma anche di meditazione. Tutto questo va guardato e respirato in intimità con la nostra mente e il nostro cuore, con noi stessi. Tutto questo va affrontato fuori e dentro di noi. Salvo scoprire poi che il dentro e il fuori sono l’unica Realtà che ci comprende tutti, nella quale tutti viviamo, soffriamo e gioiamo. Lasciamo che si esprima: “Se il vero è lasciato a sé stesso, non vi è nulla di falso”. Rimaniamo nell’amorevole presenza. E quando ci alziamo, dove serve, oltre all’aiuto della pratica, prestiamo il nostro servizio responsabile.

INDICAZIONI BASE PER LO ZAZEN (meditazione)

Luogo:
meglio silenzioso e tranquillo, dove ci si possa sedere in santa pace. Ma nessun posto può essere scartato a priori: dalla corsia di un ospedale a un bar, passando dalla sala d’aspetto di una stazione o da una pensilina della fermata autobus.

Abito:
meglio comodo e sobrio, sia nei colori che nella fattura, e adatto alla temperatura del luogo di pratica. Ma all’occorrenza va bene l’abito che si indossa: dal pigiama di notte, all’abito di lavoro, dalla tenuta da montagna all’unico cencio che si possiede.

Orario:
meglio la pratica mattutina e serale, ma per chi non può o vuole soffrire di più, specie dopo un pranzo abbondante, vanno bene anche le ore pomeridiane.

Durata:
usualmente le sedute sono di 20, 30 o 40 minuti. Tuttavia si può cominciare da 1, 2 minuti, magari seduti in auto davanti al semaforo rosso, oppure da 5 minuti al giorno.

Frequenza:
meglio quotidiana. Tuttavia, sotto la pressione delle incombenze giornaliere, sappiamo quanto questo regalo, che facciamo a noi stessi e all’umanità, sia difficile. Diciamo allora: ogni volta che ci riusciamo, o che ricordiamo l’“inutilità” salvifica di “fermarci”.

POSTURA

Come sedere:
preferibilmente a gambe incrociate nella ben nota posizione del loto, oppure nel mezzo loto. Oppure ancora nella posizione birmana: un piede davanti all’altro sul tatami invece che appoggiato sulla coscia opposta. Il bacino è appoggiato su uno o due cuscini che lo sollevano e rendono più naturale la verticalità della schiena e l’appoggio di sostegno delle ginocchia sul tatami. Da ricordare che il bacino appoggia tra il centro e l’orlo del cuscino (non a caso è meglio un cuscino circolare), ciò impedisce quasi sempre il formarsi del formicolio alle gambe. Se i dolori sono insopportabili o altri problemi fisici impediscono queste posizioni si può sedere in seiza: (in ginocchio con un cuscino fra le gambe o una panchetta apposita sotto il sedere). Se anche tale modalità risultasse impossibile si può ben sedere su di una sedia, sempre con la schiena diritta, ma non tesa, i piedi per terra, le cosce verso il basso (quindi la sedia non deve essere troppo bassa). Il senso di tutto è la stabilità di base del corpo, che prelude al rilascio di ogni tensione, quella della mente compresa. Chi fosse addirittura impossibilitato a sedere, può rimanere nella postura che gli è possibile.

Le braccia: 
sono completamente rilasciate, prive di forza applicata. Durante la seduta sembrano scomparire, o viceversa fare blocco unico con spalle e busto come un tronco inanimato e solido, quindi privo di linee di tensione.
Le mani: una mano è appoggiata sull’altra, le palme in alto, e i due pollici si toccano di punta, naturalmente, senza tensioni. Riposano in grembo.

Le spalle:
cadono naturalmente, rimanendo in asse con la schiena, e raggiungono il punto più basso raggiungibile senza sforzo.

La schiena: 
è diritta, verticale, e tale rimane senza tensioni, per la semplice verticalità di un qualsiasi corpo che sta su se appoggia su di una base sufficiente. In questo caso è il triangolo formato dalle due ginocchia sul tatami e il bacino appoggiato sui cuscini (oppure sulla sedia, più i piedi per terra).

Il respiro:
regolare, naturale, entra ed esce senza forzature dettate dalla volontà o altre forze, quali emozioni, intenzioni, stress…

Gli occhi: 
aperti, immobili, senza tensione. Sono in un campo visivo globale, dalle due estreme aree periferiche, a destra e sinistra, a tutta l’area centrale in un unicuum. La messa a fuoco può esserci, ma non è ricercata. Magari vedono qualcosa, ma non guardano nulla in particolare. Gli occhi aperti e immobili sono decisivi, ma non diciamo oltre, per non creare ulteriori oggetti-ostacolo mentali.

Disposizione d’animo:
aperto, ricettivo, senza aspettative. Si tratta di essere la realtà sonomama: “così com’è”, e come appare nelle forme che sorgono e si dissolvono del presente che avviene.

Disposizione mentale: 
semplice coscienza di pensieri, sensazioni, emozioni. Nessun tentativo di eliminarli. Nessuna entrata nel contenuto del pensiero ad alimentare altri pensieri.

SI COMINCIA (e si finisce)

Nota:
Le modalità iniziali sono numerose e non staremo qui ad elencarle. La più conosciuta e praticata è contare le espirazioni fino a dieci e ricominciare da capo. Se però sorge un pensiero, tornare a uno e riprendere il conteggio. La modalità che descriviamo qui di seguito è frutto fattivo della nostra esperienza.

Ci si accomoda seduti come indicato in precedenza e si pone attenzione alle braccia e alle mani: sono rilasciate? C’è qualche linea di tensione in esse? La precisa sensazione fisica è di abbandono. Se questo abbandono continua, nel corso della seduta le braccia e le mani sembrano scomparire o far parte di un blocco unico e inanimato col corpo. Le spalle cadono naturalmente in basso o c’è qualche linea di tensione che le tiene, sia pur di poco, sollevate?

La schiena è diritta, verticale, senza forza applicata, senza linee di tensione? La sensazione è che sia la verticalità stessa ad autoportarsi senza intervento dei muscoli. Il respiro entra ed esce regolarmente senza sforzo alcuno? Corto o lungo che sia, superficiale o profondo, diaframmatico oppure ombelicale, è condizionato dalla nostra attenzione o si snoda via via libero da ogni tensione, calmo e sereno, com’è nella sua natura di soffio costante interno/esterno, interno/esterno…?

Gli occhi sono aperti e immobili? Il campo visivo è globale dalla vista periferica al centro? Bruciano? Allora c’è qualche linea di tensione: lasciar cadere ogni sforzo. Se la focalizzazione si perde, ritorna e si perde, lasciare che sia. Non intervenire. Se qualche dettaglio del campo visivo viene messo in luce, lasciare che sia: gli occhi vedono, la coscienza ne ha l’evidenza, ma non c’è nessuna volontà o sforzo di guardare.

La coscienza guarda e respira senza intervenire ogni forma si rifletta nello specchio della mente, siano essi rumori, pensieri, immagini, linee di tensione, tentativi di eliminare qualcosa, giudizi, preferenze?

E di nuovo: le braccia sono ancora sciolte? E le spalle? La schiena è diritta e senza tensioni? Il respiro entra calmo e regolare? Gli occhi sono aperti e immobili, privi di tensione? Ogni forma si riflette nello specchio della mente nella semplice coscienza e nel semplice respiro?

Ripetere questa verifica più volte nel corso della seduta.

Invitiamo tutti

Invitiamo tutti, questa sera, in sostituzione della pratica di zazen al centro, a sedere in meditazione a casa od ovunque ci troviamo, alla stessa ora (dalle 20 alle 21), idealmente insieme, psicologicamente e spiritualmente uniti, a beneficio di tutti gli esseri.

Non c’era bisogno del virus per dimostrare l’interconnessione di tutti con tutto. Ogni cosa ci riguarda. Ogni punto dell’universo è l’intero universo che si esprime in quel punto. E se quel punto dell’universo si chiama essere umano ha la potenzialità di decidere e agire. Quando ci alziamo dalla pratica di meditazione, continuiamo la nostra pratica di consapevolezza e presenza mentale nei gesti e nel cuore emozionale della vita quotidiana, senza mai tirarci indietro ove serva il nostro contributo: personale e sociale, quindi anche politico.

Il mondo umano

Il mondo umano, per ignoranza e illusione
si edifica dall’io in poi

e soffre e fa soffrire tutto quello che può soffrire
e far soffrire una coscienza personale che brama
di possedere vita, gioia e morte, ma non possiede 

nemmeno se stessa, inconsistente
come una bolla, suscettibile ogni istante
di dissolvenza,

e trema, infatti, al solo pensiero della dissolvenza
che cerca inutilmente di rimuovere.

La pratica meditativa lavora dall’io al “prima”,
un prima eternamente qui e ora

e lascia esprimere la Realtà che è forma,
la forma che è Realtà, ricomprendendo
in ciò anche l’io e il suo poi.

È la goccia che si riconosce mare

 – unico segno identitario universale –

nel medesimo istante senza tempo
in cui il mare si riconosce goccia

modulandosi in flutti e correnti
che chiamiamo eventi
e diversità

dove ancora tempestosa è la nostra 
acqua, tra lotte e desideri
sete d’amore e fame d’esistenza,

ma con animo di compassione, 
in equanimi giorni, di vivide stagioni.