Lunedì di pratica Zen – 4

Perdurando la chiusura del centro, per l’emergenza virale in corso, rinnoviamo l’invito a praticare a casa e dovunque sia possibile. Esortiamo alla rilettura dei post precedenti e vi abbracciamo idealmente tutti, a partire dai sofferenti e dalle famiglie in lutto.

*

Gli eventi

Nel regno della causalità una situazione
inizia prima di quando la si può vedere.

Lo stesso evento non inizia affatto
nel regno senza tempo e senza spazio.

Si svolge senza divenire
e cessa senza mai finire.

Ritiro di pratica zen – 7/8 novembre

Reduci da due giorni, Anna come accompagnatrice e Claudio come paziente, da un’altra operazione agli occhi, siamo qui in grato ritiro zen e invitiamo tutti a sedere idealmente insieme, a beneficio di ogni essere senziente e oltre. Nella comunicazione del 27 marzo scorso, facilmente rintracciabile in questa pagina e purtroppo tornata d’attualità dopo la ripresa del contagio, ritroverete tutto ciò che è necessario per entrare nell’atmosfera, nella motivazione e nella scansione, in tutto o in parte, delle giornate di pratica intensiva. Gassho.

Comunicato – 26 ottobre 2020

Il responsabile della sala ARCI di Via Scuole, 34, con il nostro assenso, in attesa di chiarimenti sull’ultimo decreto anti Covid, raccomanda a tutti i gruppi di sospendere i loro incontri. Accogliendo l’invito, anche la nostra pratica serale odierna al Centro è sospesa. Seguiranno, come sempre, comunicazioni su questo blog per i prossimi appuntamenti.

Ancora una volta:

“invitiamo tutti, questa sera, in sostituzione della pratica di zazen al centro, a sedere in meditazione a casa od ovunque ci troviamo, alla stessa ora (dalle 20 alle 21), idealmente insieme, psicologicamente e spiritualmente uniti, a beneficio di tutti gli esseri.

Non c’era bisogno del virus per dimostrare l’interconnessione di tutti con tutto. Ogni cosa ci riguarda. Ogni punto dell’universo è l’intero universo che si esprime in quel punto. E se quel punto dell’universo si chiama essere umano ha la potenzialità di decidere e agire. Quando ci alziamo dalla pratica di meditazione, continuiamo la nostra pratica di consapevolezza e presenza mentale nei gesti e nel cuore emozionale della vita quotidiana, senza mai tirarci indietro ove serva il nostro contributo: personale e sociale, quindi anche politico”.

Ass. Zen “La Lovera”

Chi è degno

Chi è degno
di fede, non siamo noi,
ma non è altro da noi.

Affidarsi a un’Entità salvifica
fuori di noi

sia pure sotto le forme
o le apparenze dell’umiltà

è pur sempre l’opera di un io che crede
a una propria separata esistenza,

e cerca di rassicurarsi su una propria,
individuale sopravvivenza.

Ma nessuna, dalla più rutilante
alla più misera delle esistenze,

può sussistere al-di-fuori
della Realtà-che-non-ha-un-fuori
perché è universale.

Come la fiamma è espressa dal fuoco
e l’eterno mare è anche la sua onda fugace

l’Ente salvifico non è altro da noi,
ma non siamo noi.

Uscendo dal ritiro di Ottobre

Si dice: “Vedere nella nostra natura”
ma la nostra natura non è un “altro”,

un oggetto, una cosa che
si possa vedere.

Quando si realizza la cecità
dell’io

allora è: “vedere nella nostra natura”.

Dopo di che
anche gli occhi dell’io

ne sono informati.

Ed è qui un pericolo:
che l’acqua di sorgente

s’impantani, sia palude

e non è affatto detto,
senza una pratica assidua

che poi ci nasca sopra
un fiore di loto.

Condividiamo

Da Sanboji:
“Inizio 07.00 zazen 15/20 minuti e i 2 sutra: il Sutra del Cuore e Gli Ammonimenti di Kozen Daito (qui sotto la traduzione) che potrete recitare assieme a noi a beneficio di tutti gli esseri”.

Monaci di questo monastero di montagna
[…] ricordate sempre, nelle dodici ore della giornata,
di dedicarvi allo studio dell’Impensabile.
Il tempo vola come una freccia
[e noi siamo sempre inclini a perdere le occasioni]
[…] sempre, sempre, state attenti.

Dopo la mia morte, alcuni di voi dirigeranno cinque templi in condizioni prosperose, con torri, sale, libri sacri decorati in oro e argento, in cui i devoti si affolleranno rumorosamente: alcuni passeranno le ore leggendo i sutra e recitando i dharani, e seduti a lungo in contemplazione non si faranno mai prendere dal sonno; mangiando una volta al giorno e osservando i giorni di digiuno, praticheranno tutte le azioni religiose nei sei periodi della giornata. Ma pur dedicandosi così all’ideale, se i loro pensieri non dimoreranno nella misteriosa e intrasmittibile via dei Buddha e dei Padri, ignoreranno la legge della causalità morale e finiranno nella completa rovina della religione. […]

Fate, però, che uno solo viva in solitudine,
in una capanna coperta da una fascina di paglia,
e passi i suoi giorni mangiando radici
di erbe selvagge
cucinate in una pentola con le gambe rotte:
se si applica con concentrazione
ai suoi affari spirituali,
sarà l’unico a parlare ogni giorno
con me
e a sapere come essere grato alla vita.
Chi potrebbe mai disprezzare
una persona simile?
Monaci,
siate diligenti, siate diligenti.