Lunedì di pratica Zen – 19

In questo marzo che comincia, tra fioriture inattese e la sofferenza che regna ancora in troppi animi, in troppi corpi, da troppe parti del mondo, noi invitiamo per una volta ancora, e poi ancora, a sederci in zazen e camminare in kinhin, dalle 20 alle 21, in piena consapevolezza della nostra impermanenza, ma anche del nostro volto originario che esprime tutto di noi e della vita del mondo. Perché vivere in esilio quando l’essere è la nostra casa, perché aggirarsi assetati quando l’acqua sgorga copiosa. Viviamo la calma e la tempesta, allunghiamo le braccia per aiutare, e lasciamo che le stagioni mirabilmente si susseguano.

*

Avviso ai naviganti e altre suggestioni: “sull’essere qui, sull’essere ora”
1

L’essere qui è privo di ogni movimento
verso un’altrove, pure se stiamo
camminando verso una meta.

Ogni passo è completo in sé, nessun
attimo è svilito a mero strumento
per arrivare a un altro.

Arriveremo alla meta come tutti,
lenti o veloci che sia,

ma non una virgola di tempo,
un metro di viaggio,

verrà ridotto nella sua croce
e nella sua gloria.

Lunedì di pratica Zen – 18

Il tempo vola come una freccia ed è di nuovo il tempo del nostro appuntamento settimanale di zazen e kinhin, stasera dalle 20 alle 21. Non che durante la settimana ci latiti la pratica, né che manchi il ritiro mensile previsto fra pochi giorni; ma il fatto è che questo incontro collettivo, molto concreto e nel medesimo tempo molto virtuale, ci ricorda ciò che fu, ci ripropone ciò che è e anticipa ciò che potrà ancora essere, nella nostra sede di Brescia e in qualunque posto di pratica. Capiamo tutte le esigenze del mondo di riversarsi all’esterno alla riconquista collettiva di tempi, spazi e socialità fisica, ma come prima dell’epidemia, anche ora e anche dopo tale bisogno si dimostra e si dimostrerà fallace se è solo un surrogato, una compensazione alla mancanza di un equilibrio interno. Il lavoro sulla nostra mente, che in realtà è una decantazione delle attività egoiche, un “nessun luogo da cui fuggire / un nessun luogo dove andare”, quindi un lasciare respirare lo stato naturale della mente è il baricentro dove le nostre azioni quotidiane, l’incontro con il mondo, trovano riconciliazione, realizzano equanimità e pace.

Gassho a tutti gli esseri e un amorevole sostegno ai sofferenti

*

Lo stato nonduale
è la resa totale, cosciente
allo stato duale, nello stato duale.

Al ritmo naturale del respiro, che diviene
spesso un soffio

e alla coscienza che come uno specchio
tutto riflette e tutto sente in sé

non una sola corrente d’energia, nemmeno
la più piccola, neanche la più sottile

nell’essere vista e respirata
cerca più di dirigersi verso un qualcosa,
una meta, un inesistente altrove.

Quando così non è, anche solo un capello,
e “cielo e terra sono (illusoriamente) separati”.

Lunedì di pratica Zen – 17

Torniamo sommessamente, ma con calore, a invitare tutti alla pratica di zazen – kinhin – zazen, questa sera dalle 20 alle 21, ovunque vi sia possibile e comunque vi riesca. Nel silenzio della vostra stanza o alla fermata del bus. La realtà è sempre manifesta e ogni istante si rivela.

Gassho a tutti gli esseri e un amorevole sostegno ai sofferenti.

*

“Pensarsi io” non aiuta
e non per “l’io” dopo “pensarsi”
ma proprio per il verbo “pensarsi”.

Molto meglio “vedersi natura”
e non per la “natura” dopo “vedersi”
ma proprio per il verbo “vedersi”,

sinonimo di accorgersi, essere coscienti: consapevoli sì,
ma di una consapevolezza non-egoica,
autocosciente, transpersonale,
panoramica.

Dove l’io stesso, più che soggetto, attore
centrale, perno della scissione

tra sé e un mondo contrapposto,
alienato ad altro da sé

è invece solo corrente distinguibile, ma
non scissa della realtà,

elemento integrante
e integrato di questa nuova coscienza

(eppure antica ben più delle montagne)

priva di oggetti, poiché ogni oggetto
è parte della “soggettività assoluta”
della realtà.

Lunedì di pratica Zen – 16

Rinnoviamo anche per questo lunedì l’invito a praticare zazen (meditazione seduta) e kinhin (meditazione camminata), ore 20-21. Se qualcuno non sa come fare, in attesa di vederci in qualche ritiro alla “Lovera” sul Garda, nella nostra sala di meditazione a Brescia o a Rezzato, riportiamo l’interessato alla pagina SEGNAVIA di questo blog (oppure a questa pagina Home in data 5 marzo 2020, come pure il 7 novembre 2020), dove potrà trovare le indicazioni per sedersi in pratica). Ricordiamo anche i videocollegamenti con il Monastero Zen di Sanboji, coi quali potete partecipare e verificare postura, modalità e spirito della pratica. Rammentiamo, infine, che con la pagina CONTATTI di questo blog siamo a vostra disposizione per ogni esigenza di pratica.

Gassho a ogni essere e un amorevole sostegno ai sofferenti

4 – fine

Considerare un disturbo il semplice
borborigmo della stufa è comico:

non ci sono disturbi in zazen.

Non è un disturbo il senso di fastidio
per il sonoro swiiishhh… dell’auto nella pioggia
giù nella strada

come pure il frastuono di una serranda,
la dolenzia al ginocchio,

così non è molesto un pensiero,
l’irritante sensazione del tempo
che non passa.

È una vera eresia preferire questo
o quello in zazen: ma cos’è questo io
che vuol essere misura di tutto?

E non ha senso cercare il senso
che non sia già qui, non riconoscere
proprio ora di essere a casa.

Ma se l’irritazione, il fastidio, la sensazione
di perdere tempo e il preferire
fossero una malattia in zazen

malattia più grande sarebbe cercare di sbarazzarsene,
iniziando il circolo vizioso di un fastidio
nascente che vuol cacciare
quello precedente.

(A meno che superi la soglia della tollerabilità,
ma stiamo parlando solo di venti, trenta minuti, a volte
quaranta, ogni volta di meditazione seduta, non
di una traversata del deserto, benché certo
si tratta dell’incommensurabile essere…)

Respirarli, guardarli, scoprirci loro tramite,
vivere l’energia, la natura nell’unico-qui-e-ora
popolato da tutto, lasciarli

fluire nello specchio della coscienza
finché durano, finché vengono
finché vanno

è la cura.

Se sorgono sono semplicemente
ciò che sono,

lampi d’energia, espressioni hic et nunc della vacuità
che costituisce ogni forma, ivi compresi
l’io osservante

il respiro, la cosa osservata, l’azione di osservare
e ogni altro aspetto.

Sono parte integrante della nostra pratica

che è come la vecchia cultura contadina
o quella nuova e verde del riciclo:

si usa tutto, non si butta niente.

“Usare se stessi per sperimentare i dharma1 è delusione.
Usare i dharma per sperimentare se stessi è risveglio”.2

1i dharma: eventi, fatti, fenomeni, cose, la realtà

2Dogen, “Genjokoan” in Shobogenzo

Lunedì di pratica Zen – 12

Questa sera ancora invitiamo alla libera pratica in libero corpo e liberamente:

“Come posso liberarmi, maestro?”
“E chi mai ti ha messo in catene?”

di zazen – kinhin – zazen: ore 20 – 21. Ognuno nella propria realtà che pure è la Realtà di tutti.

Gassho a tutti gli esseri e un partecipe abbraccio ai più sofferenti.

Ogni attimo è
sia inizio che fine
non porta a un altro attimo.

Ogni zazen è il primo e l’ultimo,
non porta a un altro zazen.

E per quanto possiamo sforzarci
non siamo noi a fare la pratica
ma la pratica a fare noi.

Lunedì di pratica Zen – 11

Rinnoviamo l’invito: Zazen – kinhin – zazen, ore 20-21. Ogni ora è un’ora buona per praticare presenza mentale in zazen, kinhin e azioni quotidiane. Sapere, però, che volti e cuori che già hanno praticato insieme – trovando tempo e spazio per farlo – ancora trovano tempo e spazio ideale per tornare a farlo nello stesso giorno, alla stessa ora, fisicamente distanti, ma fianco a fianco nella pratica comune, già costituisce un respiro di liberazione dalle costrizioni anticovid e da quelle dell’ego. Gassho a tutti gli esseri e un amorevole sostegno ai più sofferenti.

A Molly che è nata oggi
ma c’era già ventisette anni fa.

Il suo volto originario, invece
respira ineffabile da un tempo
senza inizio e senza fine.

Possa l’onda scoprire
d’essere oceano.

Uscendo dal ritiro di gennaio

L’avevamo scritto:

Sedersi in meditazione quando le luci delle città, laggiù nella pianura, ebbre vanno a dormire e rialzarsi nell’alba del mondo. Quale notte bianca dello spirito ha da essere in ogni convento, monastero e luogo di pratica disseminato sulla terra!

e l’abbiamo fatto.

Come tante volte prima. Stavolta all’inizio di un anno che – al solito – può promettere solo ciò che gli esseri umani daranno.

Passiamo ogni giorno per strade
tenute in ordine da altri

prima di arrivare al tratto di strada
tenuto in ordine da noi.

Le strade poderali richiedono da millenni
condivisione e sforzi comuni.

Tale è la civiltà dove basta muovere
un passo oltre il proprio recinto

per lavorare sulla strada di tutti.

Lunedì di pratica zen – 9

Anche stasera ci siamo raccolti in zazen. Tra le tante azioni che sviluppiamo nel corso della giornata, fermarsi ed entrare in intimità con noi stessi e la nostra natura – che poi è la stessa di ogni cosa – non è certo l’ultima in ordine di importanza. Poi ci si alza e la pratica continua con la vita quotidiana. Gassho a tutti gli esseri e un abbraccio ai più sofferenti.

La fisica quantistica e il Sutra del Diamante

…perciò è come ci appare.

Non posso dire d’aver capito
la teoria dei quanti

o sapere dove andrà a parare, da cosa
verrà soppiantata

né giurare che non cadrà
nelle mani del potere:

anzi…

ma un piacevole senso d’intimità
ne accompagna la lettura

fervida di apparenti follie
e miti paradossi.

Già ne scrissi:

e se fossero i balbettii
di una nuova coscienza

(antica davvero, dall’alba dei tempi)
che anche nella fisica si fa strada?

Di certo la mistica al confronto
appare una scienza precorritrice,

lo zen una compiuta espressione,
felice e incommensurabile.