“Quando Fa-chang stava per morire, uno scoiattolo sul tetto squittì.
È proprio questo – egli disse – e null’altro”.
Ma se voi vi fermerete allo scoiattolo e al suo squittio
ne rimarrete prigionieri
come sempre accade quando l’io cerca di afferrarsi
a qualcosa per sfuggire alla propria evanescenza.
E perderete il respiro del maestro morente, il suono
della sua voce e di ogni singola lettera della frase:
“È proprio questo, e null’altro”.
Tuttavia anche se vi fermerete al respiro
del maestro morente e al suono della sua voce
ne resterete prigionieri
e perderete il ritmo del mio respiro, il suono
della mia voce, i movimenti della mia mente
e delle mie mani che stanno scrivendo:
“È proprio questo, e null’altro”,
alle ore 14.30 del 19 dicembre 2022.
Ma se vi fermerete a questo testo, e al suono
della mia voce, ancora rimarrete prigionieri
e perderete il tempo del vostro respiro, i movimenti
della vostra mente, il suono della vostra voce
che ripete ogni singola parola della frase:
“È proprio questo, e null’altro”.
Ugualmente se cercherete di afferrarvi
al tempo del vostro respiro e al movimento della
vostra mente che ripete: “È proprio questo, e null’altro”
sarà come immergere una mano nell’acqua
e cercare di stringerla in pugno
o come pretendere di tagliare l’oceano
con un colpo di spada.
Finché continuerete a voler afferrare
qualcosa che possa essere definito “proprio
questo e null’altro”, soffrirete la peggiore
prigionia.
È stato detto:
“… Sopra le testa non un tetto, sotto i pedi
non un palmo di terra …”
“Quando Fa-chang stava per morire, uno scoiattolo sul tetto
squittì, è proprio questo – egli disse – e null’altro”.