Lunedì di pratica Zen – 4

Perdurando la chiusura del centro, per l’emergenza virale in corso, rinnoviamo l’invito a praticare a casa e dovunque sia possibile. Esortiamo alla rilettura dei post precedenti e vi abbracciamo idealmente tutti, a partire dai sofferenti e dalle famiglie in lutto.

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Gli eventi

Nel regno della causalità una situazione
inizia prima di quando la si può vedere.

Lo stesso evento non inizia affatto
nel regno senza tempo e senza spazio.

Si svolge senza divenire
e cessa senza mai finire.

Ritiro di pratica zen – 7/8 novembre

Reduci da due giorni, Anna come accompagnatrice e Claudio come paziente, da un’altra operazione agli occhi, siamo qui in grato ritiro zen e invitiamo tutti a sedere idealmente insieme, a beneficio di ogni essere senziente e oltre. Nella comunicazione del 27 marzo scorso, facilmente rintracciabile in questa pagina e purtroppo tornata d’attualità dopo la ripresa del contagio, ritroverete tutto ciò che è necessario per entrare nell’atmosfera, nella motivazione e nella scansione, in tutto o in parte, delle giornate di pratica intensiva. Gassho.

Perdurando la chiusura del Centro

RINNOVIAMO l’INVITO ALLA PRATICA

Perdurando la chiusura del centro, per l’emergenza virale in corso, rinnoviamo l’invito a praticare a casa e dovunque sia possibile. Esortiamo alla rilettura dei post precedenti e vi abbracciamo idealmente tutti, a partire dai sofferenti e dalle famiglie in lutto.

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Riproponiamo ancora, qui sotto, a ulteriore e rinnovato stimolo, le indicazioni per la meditazione (zazen) del 5 marzo scorso, in piena epidemia, ivi compreso il testo introduttivo sull’amorevole presenza.

L’amorevole presenza

La costrizone della quarantena, la rarefazione dei rapporti sociali, la preoccupazione per la famiglia, il lavoro e l’occupazione; il timore per il virus, la malattia e la morte; la tentazione dello sconforto e del panico oppure, al contrario, la faciloneria cieca che espone al rischio: tutto questo non se ne andrà solo perché non vogliamo vederlo. Non se ne andrà solo perché vogliamo che se ne vada. Tutto questo non è “materia” solo di azione: sanitaria, sociale, politica, ma anche di meditazione. Tutto questo va guardato e respirato in intimità con la nostra mente e il nostro cuore, con noi stessi. Tutto questo va affrontato fuori e dentro di noi. Salvo scoprire poi che il dentro e il fuori sono l’unica Realtà che ci comprende tutti, nella quale tutti viviamo, soffriamo e gioiamo. Lasciamo che si esprima: “Se il vero è lasciato a sé stesso, non vi è nulla di falso”. Rimaniamo nell’amorevole presenza. E quando ci alziamo, dove serve, oltre all’aiuto della pratica, prestiamo il nostro servizio responsabile.

INDICAZIONI BASE PER LO ZAZEN (meditazione)

Luogo:
meglio silenzioso e tranquillo, dove ci si possa sedere in santa pace. Ma nessun posto può essere scartato a priori: dalla corsia di un ospedale a un bar, passando dalla sala d’aspetto di una stazione o da una pensilina della fermata autobus.

Abito:
meglio comodo e sobrio, sia nei colori che nella fattura, e adatto alla temperatura del luogo di pratica. Ma all’occorrenza va bene l’abito che si indossa: dal pigiama di notte, all’abito di lavoro, dalla tenuta da montagna all’unico cencio che si possiede.

Orario:
meglio la pratica mattutina e serale, ma per chi non può o vuole soffrire di più, specie dopo un pranzo abbondante, vanno bene anche le ore pomeridiane.

Durata:
usualmente le sedute sono di 20, 30 o 40 minuti. Tuttavia si può cominciare da 1, 2 minuti, magari seduti in auto davanti al semaforo rosso, oppure da 5 minuti al giorno.

Frequenza:
meglio quotidiana. Tuttavia, sotto la pressione delle incombenze giornaliere, sappiamo quanto questo regalo, che facciamo a noi stessi e all’umanità, sia difficile. Diciamo allora: ogni volta che ci riusciamo, o che ricordiamo l’“inutilità” salvifica di “fermarci”.

POSTURA

Come sedere:
preferibilmente a gambe incrociate nella ben nota posizione del loto, oppure nel mezzo loto. Oppure ancora nella posizione birmana: un piede davanti all’altro sul tatami invece che appoggiato sulla coscia opposta. Il bacino è appoggiato su uno o due cuscini che lo sollevano e rendono più naturale la verticalità della schiena e l’appoggio di sostegno delle ginocchia sul tatami. Da ricordare che il bacino appoggia tra il centro e l’orlo del cuscino (non a caso è meglio un cuscino circolare), ciò impedisce quasi sempre il formarsi del formicolio alle gambe. Se i dolori sono insopportabili o altri problemi fisici impediscono queste posizioni si può sedere in seiza: (in ginocchio con un cuscino fra le gambe o una panchetta apposita sotto il sedere). Se anche tale modalità risultasse impossibile si può ben sedere su di una sedia, sempre con la schiena diritta, ma non tesa, i piedi per terra, le cosce verso il basso (quindi la sedia non deve essere troppo bassa). Il senso di tutto è la stabilità di base del corpo, che prelude al rilascio di ogni tensione, quella della mente compresa. Chi fosse addirittura impossibilitato a sedere, può rimanere nella postura che gli è possibile.

Le braccia: 
sono completamente rilasciate, prive di forza applicata. Durante la seduta sembrano scomparire, o viceversa fare blocco unico con spalle e busto come un tronco inanimato e solido, quindi privo di linee di tensione.
Le mani: una mano è appoggiata sull’altra, le palme in alto, e i due pollici si toccano di punta, naturalmente, senza tensioni. Riposano in grembo.

Le spalle:
cadono naturalmente, rimanendo in asse con la schiena, e raggiungono il punto più basso raggiungibile senza sforzo.

La schiena: 
è diritta, verticale, e tale rimane senza tensioni, per la semplice verticalità di un qualsiasi corpo che sta su se appoggia su di una base sufficiente. In questo caso è il triangolo formato dalle due ginocchia sul tatami e il bacino appoggiato sui cuscini (oppure sulla sedia, più i piedi per terra).

Il respiro:
regolare, naturale, entra ed esce senza forzature dettate dalla volontà o altre forze, quali emozioni, intenzioni, stress…

Gli occhi: 
aperti, immobili, senza tensione. Sono in un campo visivo globale, dalle due estreme aree periferiche, a destra e sinistra, a tutta l’area centrale in un unicuum. La messa a fuoco può esserci, ma non è ricercata. Magari vedono qualcosa, ma non guardano nulla in particolare. Gli occhi aperti e immobili sono decisivi, ma non diciamo oltre, per non creare ulteriori oggetti-ostacolo mentali.

Disposizione d’animo:
aperto, ricettivo, senza aspettative. Si tratta di essere la realtà sonomama: “così com’è”, e come appare nelle forme che sorgono e si dissolvono del presente che avviene.

Disposizione mentale: 
semplice coscienza di pensieri, sensazioni, emozioni. Nessun tentativo di eliminarli. Nessuna entrata nel contenuto del pensiero ad alimentare altri pensieri.

SI COMINCIA (e si finisce)

Nota:
Le modalità iniziali sono numerose e non staremo qui ad elencarle. La più conosciuta e praticata è contare le espirazioni fino a dieci e ricominciare da capo. Se però sorge un pensiero, tornare a uno e riprendere il conteggio. La modalità che descriviamo qui di seguito è frutto fattivo della nostra esperienza.

Ci si accomoda seduti come indicato in precedenza e si pone attenzione alle braccia e alle mani: sono rilasciate? C’è qualche linea di tensione in esse? La precisa sensazione fisica è di abbandono. Se questo abbandono continua, nel corso della seduta le braccia e le mani sembrano scomparire o far parte di un blocco unico e inanimato col corpo. Le spalle cadono naturalmente in basso o c’è qualche linea di tensione che le tiene, sia pur di poco, sollevate?

La schiena è diritta, verticale, senza forza applicata, senza linee di tensione? La sensazione è che sia la verticalità stessa ad autoportarsi senza intervento dei muscoli. Il respiro entra ed esce regolarmente senza sforzo alcuno? Corto o lungo che sia, superficiale o profondo, diaframmatico oppure ombelicale, è condizionato dalla nostra attenzione o si snoda via via libero da ogni tensione, calmo e sereno, com’è nella sua natura di soffio costante interno/esterno, interno/esterno…?

Gli occhi sono aperti e immobili? Il campo visivo è globale dalla vista periferica al centro? Bruciano? Allora c’è qualche linea di tensione: lasciar cadere ogni sforzo. Se la focalizzazione si perde, ritorna e si perde, lasciare che sia. Non intervenire. Se qualche dettaglio del campo visivo viene messo in luce, lasciare che sia: gli occhi vedono, la coscienza ne ha l’evidenza, ma non c’è nessuna volontà o sforzo di guardare.

La coscienza guarda e respira senza intervenire ogni forma si rifletta nello specchio della mente, siano essi rumori, pensieri, immagini, linee di tensione, tentativi di eliminare qualcosa, giudizi, preferenze?

E di nuovo: le braccia sono ancora sciolte? E le spalle? La schiena è diritta e senza tensioni? Il respiro entra calmo e regolare? Gli occhi sono aperti e immobili, privi di tensione? Ogni forma si riflette nello specchio della mente nella semplice coscienza e nel semplice respiro?

Ripetere questa verifica più volte nel corso della seduta.

Comunicato – 26 ottobre 2020

Il responsabile della sala ARCI di Via Scuole, 34, con il nostro assenso, in attesa di chiarimenti sull’ultimo decreto anti Covid, raccomanda a tutti i gruppi di sospendere i loro incontri. Accogliendo l’invito, anche la nostra pratica serale odierna al Centro è sospesa. Seguiranno, come sempre, comunicazioni su questo blog per i prossimi appuntamenti.

Ancora una volta:

“invitiamo tutti, questa sera, in sostituzione della pratica di zazen al centro, a sedere in meditazione a casa od ovunque ci troviamo, alla stessa ora (dalle 20 alle 21), idealmente insieme, psicologicamente e spiritualmente uniti, a beneficio di tutti gli esseri.

Non c’era bisogno del virus per dimostrare l’interconnessione di tutti con tutto. Ogni cosa ci riguarda. Ogni punto dell’universo è l’intero universo che si esprime in quel punto. E se quel punto dell’universo si chiama essere umano ha la potenzialità di decidere e agire. Quando ci alziamo dalla pratica di meditazione, continuiamo la nostra pratica di consapevolezza e presenza mentale nei gesti e nel cuore emozionale della vita quotidiana, senza mai tirarci indietro ove serva il nostro contributo: personale e sociale, quindi anche politico”.

Ass. Zen “La Lovera”

Chi è degno

Chi è degno
di fede, non siamo noi,
ma non è altro da noi.

Affidarsi a un’Entità salvifica
fuori di noi

sia pure sotto le forme
o le apparenze dell’umiltà

è pur sempre l’opera di un io che crede
a una propria separata esistenza,

e cerca di rassicurarsi su una propria,
individuale sopravvivenza.

Ma nessuna, dalla più rutilante
alla più misera delle esistenze,

può sussistere al-di-fuori
della Realtà-che-non-ha-un-fuori
perché è universale.

Come la fiamma è espressa dal fuoco
e l’eterno mare è anche la sua onda fugace

l’Ente salvifico non è altro da noi,
ma non siamo noi.

Uscendo dal ritiro di Ottobre

Si dice: “Vedere nella nostra natura”
ma la nostra natura non è un “altro”,

un oggetto, una cosa che
si possa vedere.

Quando si realizza la cecità
dell’io

allora è: “vedere nella nostra natura”.

Dopo di che
anche gli occhi dell’io

ne sono informati.

Ed è qui un pericolo:
che l’acqua di sorgente

s’impantani, sia palude

e non è affatto detto,
senza una pratica assidua

che poi ci nasca sopra
un fiore di loto.

Promemoria da Lunedì 5 ottobre

Ricordiamo che da Lunedì 5 ottobre, come da programma consultabile alla pagina comunicazioni, la sera di pratica zen ritorna nella sede di Via Scuole, 34 a Brescia, ma l’orario è, per ragioni organizzative, dalle ore 20 alle 21 (non più, quindi: 20.15 – 21.15).

Portare per cortesia:
– La quota associativa per la stagione 2020-2021: 15 euro (tessera ARCI)
– la quota mensile per affitto sala e spese organizzative: 10 euro per ottobre 2020

Qui sotto il decalogo comportamentale antiCovid del gestore della sala. Non dovrebbe essere troppo difficile, per praticanti zen, seguirle. Dopotutto si tratta di pratiche di consapevolezza che la situazione richiede. La vita è una grande maestra Zen.

Ass. Zen “La Lovera”

Decalogo da rispettare al Centro

1. Il responsabile della serata (colui o colei che conduce il gruppo) deve
vigilare, far rispettare le seguenti regole e compilare il foglio presenze.

2. Si accede in questo Centro se non si hanno sintomi anomali quali: tosse
persistente, forte raffreddore, difficoltà respiratorie gravi, febbre uguale o
superiore ai 37,5° e forte malessere fisico.

3. Possono accedere al Centro non più di 15 persone, fatto salvo specifica
autorizzazione.

4.
Entrate indossando la mascherina e portate sempre dei fazzoletti.

5. Mantenete sempre la distanza di almeno 1 metro.

6. Cambiatevi a casa e se ciò non fosse possibile entrate negli appositi
spogliatoi: 1 alla volta per i maschi (spazio vicino ai bagni) ed un massimo
di 5 per le femmine (sala piccola in fondo alle scale).

7. Le scarpe si mettono sempre nella scarpiera e non fuori, nella sala grande
non si accede assolutamente con le scarpe.

8. Prima di entrare nella sala grande spruzzate sulle mani il disinfettante dal
distributore che trovate sul tavolo (basta solo una spruzzata), se fosse
finito lavatele bene con il sapone nel bagno.

9. Nella sala grande rispettate le distanze, posizionandovi su indicazione del
responsabile; solo quando siete sistemati e non avete più la necessità di
muoversi dal posto assegnato (potete usare come riferimento anche i
tatami – 1×1 m), solo in quel momento potete togliere la mascherina, per
poi rimetterla ogni qualvolta lasciate il posto.

10. Al Centro non devono essere lasciati effetti personali: tappetino, vestiti,
scarpe di ricambio etc. Ogni mercoledì sera verrà fatta pulizia e tenuti in
custodia per 20 giorni, per reclamare l’oggetto lasciato chiamare Alberto al
3208585552, poi saranno eliminati.

Gli strumenti collettivi (cuscini, sgabelli etc.) prima di essere depositati
devono essere accuratamente disinfettati.

Il presente decalogo rimane valido fino a nuove disposizioni.

Ricordatevi sempre che i giusti atteggiamenti tutelano voi e gli altri (anche
gruppi) che utilizzano questo spazio.

Grazie dell’attenzione e vivete una bella serata.

Brescia, settembre 2020

Circolo ARCI Antar Mouna
Via Scuole 34 – Brescia