Hiroshima, Nagasaki e la mente di guerra: quattro riflessioni sull’ordinaria alienazione – 1

Ogni volta e nel momento esatto
in cui riconosciamo un oggetto
con la nostra coscienza personale

si esercita la frattura, la separazione
nata con la stessa coscienza
personale,

dimentichiamo che questo oggetto
siamo noi, la nostra stessa Realtà,

perdiamo coscienza che noi siamo
la stessa Realtà dell’oggetto.

La coscienza di una forma avviene
come se fosse fuori noi.

In effetti un’onda non è un’altra onda,
ma sono la stessa acqua,
lo stesso mare.

Nella coscienza panoramica
l’unica Realtà si vive
in tutte le sue forme

anche in quella
della coscienza personale.

Vita e morte comprese.

La paura per “l’altro da sé”
è riconosciuta essa stessa
una parte di noi

giusto come parte di noi
è anche “l’altro da sé”

(che è ancora dimentico, magari,
proprio di ciò, quindi pauroso
e violento).

Il desiderio di possesso, l’avidità,
lo sfruttamento di esseri e cose,
lo spirito e l’azione incentrate
sull’avere per sé

non hanno allora più senso
e luogo.

È il principio della fine del male
e dei molti mali dell’Umanità.

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