Anche stasera ci siamo raccolti in zazen. Tra le tante azioni che sviluppiamo nel corso della giornata, fermarsi ed entrare in intimità con noi stessi e la nostra natura – che poi è la stessa di ogni cosa – non è certo l’ultima in ordine di importanza. Poi ci si alza e la pratica continua con la vita quotidiana. Gassho a tutti gli esseri e un abbraccio ai più sofferenti.
Uscendo dal ritiro di dicembre
Nessuno è l’ombelico dell’universo
ma l’universo ha tanti ombelichi
risvegliati o dormienti
quanti sono gli esseri senzienti.
L’io costruisce oggetti mentali
di continuo, e ad essi
si attacca, per sfuggire
alla sua fragilità.
Realizzasse la sua natura
non ci sarebbe più nulla da cui fuggire.
“Destati e canta,
tu che giaci nella polvere!”
Possa questa pratica
essere di beneficio a tutti gli esseri.
La fisica quantistica e il Sutra del Diamante

Non posso dire d’aver capito
la teoria dei quanti
o sapere dove andrà a parare, da cosa
verrà soppiantata
né giurare che non cadrà
nelle mani del potere:
anzi…
ma un piacevole senso d’intimità
ne accompagna la lettura
fervida di apparenti follie
e miti paradossi.
Già ne scrissi:
e se fossero i balbettii
di una nuova coscienza
(antica davvero, dall’alba dei tempi)
che anche nella fisica si fa strada?
Di certo la mistica al confronto
appare una scienza precorritrice,
lo zen una compiuta espressione,
felice e incommensurabile.
Lunedì di pratica zen – 8
Rinnoviamo l’invito allo zazen di stasera, dalle 20 alle 21, idealmente insieme con tutti i praticanti di consapevolezza, ovunque siano: dagli eremi più reconditi alle stanze ipercittadine, dove più affollata di esseri umani è la vita fuori dalle finestre. Niente dura in eterno se non l’Eternità stessa in tutti i suoi cangianti processi. Anche il Covid potrebbe andare presto a scadenza, a patto che attenzione a sé e agli altri, buon senso, cure e vaccini mantengano ciò che promettono, contro incurie, disattenzioni, demagogismi e insensate strumentalizzazioni o ricerche di profitto a danno dei più deboli.
Un pettirosso
è venuto a trovarci
curioso e soffice
Riletture: I soldi
I soldi forse l’Italia li avrà
o li potremo avere.
(non vengono dal cielo, beninteso)
Ma abbiamo il cervello, il pensiero
l’attitudine, il comportamento?
Abbiamo la coscienza, il dovere
la consapevolezza?
Abbiamo la politica, la funzionalità,
il senso collettivo della spesa?
Oltre al piacere di coltivare noi stessi
e a quello di bacchettare gli altri
c’è la donna, abbiamo l’uomo, esiste il respiro
comune, abita il cittadino?
Riceviamo e ricordiamo
da Enrico Peyretti – [Nonviolenti] ricordo Lidia Menapace da http://www.serenoregis.org
Ricordo di Lidia Menapace
Lidia Menapace è morta di covid il 7 dicembre, a 96 anni. Un gruppo di amiche e di amici l’ha seguita nei giorni della malattia in un collegamento online, che hanno chiamato “cordata di amore”, per mandare a Lidia la forza dell’unioneprofonda con chi l’ha seguita, ammirata, amata.
Lidia Menapace e’ nata a Novara nel 1924, partecipa alla Resistenza come staffetta nella Val d’Ossola, e’ poi impegnata nel movimento cattolico, pubblica amministratrice, docente universitaria, fondatrice del “Manifesto”; e’ tra le voci piu’ significative della cultura delle donne e dei movimenti della societa’ civile. Nelle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006 e’ stata eletta senatrice. La maggior parte degli scritti e degli interventi di Lidia Menapace e’ dispersa in quotidiani e riviste, atti di convegni, volumi di autori vari; tra i suoi libri cfr. Il futurismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968; L’ermetismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968; (a cura di), Per un movimento politico di liberazione della donna, Bertani, Verona 1973; La Democrazia Cristiana, Mazzotta, Milano 1974; Economia politica della differenza sessuale, Felina, Roma 1987; (a cura di, ed in collaborazione con Chiara Ingrao), Ne’ indifesa ne’ in divisa, Sinistra indipendente, Roma 1988; Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno?, Il dito e la luna, Milano 2000; Resiste’, Il dito e la luna, Milano 2001; AA. VV., Nonviolenza, Fazi, Roma 2004]
Una vita degna e ammirevole, come quella di Lidia, ora si è compiuta. La piangiamo, ma non l’abbiamo perduta. Le abbiamo voluto bene. Dentro il suo ruolo pubblico, culturale, politico, c’è stata sempre la sua persona vivissima, costruttrice di relazioni vive, di amicizie calde e cordiali, di cammini coraggiosi, di pensiero originale di pace, di libertà e giustizia, nella fraternità, nella intensità spirituale. Nel dolore, siamo grati a Lidia, allo Spirito che l’ha animata di una vita che non muore.
In particolare, abbiamo ricevuto da lei uno speciale contributo, derivato dalla sua esperienza nella Resistenza, e dalla sua riflessione, a riconoscere e valorizzare i metodi della resistenza alla violenza senza imitare la violenza.
Per chi vuole conoscere il suo pensiero, nutrito dall’esperienza reale della Resistenza, sulla nonviolenza e la pace, segnaliamo alcune letture.
La prima è il suo contributo nel convegno di Roma, novembre 1994 su La Resistenza nonarmata, pubblicato nel libro con lo stesso titolo a cura di G. Giannini, Ed. Sinnos, Roma 1995. In esso Lidia racconta di avere partecipato alla Resistenza senza mai portare armi: «Ero certa che non avrei mai potuto uccidere nessuno». «Non ero disposta a portare armi e mai nessuno mi forzò a farlo, né me lo impose o suggerì». «Il fatto che nelle formazioni si discutesse fa vedere che la Resistenza non era un movimento militare bensì politico» (nel libro citato, p. 104).
Un’altra lettura è il suo libro Resisté (Il dito e la luna, Milano 2001, pp. 90). Lidia racconta, in base alla propria esperienza partigiana, che nella Resistenza si poteva fare obiezione di coscienza all’uso delle armi, insomma che la vicenda fu molto più ricca di quanto la tradizione della storiografia italiana (inizialmente molto politico-militare e poco sociale e popolare) ci abbia trasmesso.
Lunedì di pratica zen – 7
Mentre rinnoviamo l’invito a praticare zazen quando e ovunque vi sia possibile, e in particolare stasera, idealmente insieme, alla stessa ora in cui ci trovavamo, e ci troveremo ancora, al Centro di Via scuole a Brescia, ricordiamo che questo nostro lunedì di zazen si svolge in concomitanza con la pratica di molti centri Zen italiani e di tutti i continenti, che celebrano il risveglio, 2500 anni fa, di quell’uomo in terra d’India conosciuto da allora come il Buddha Sakyamuni. Non siamo soli nell’universo. Come siamo nello stesso momento bresciani, lombardi, italiani, europei, terrestri ed esseri senzienti dell’Universo, così siamo parte contemporaneamente della comunità di pratica Zen, della comunità più ampia di meditanti, del Sangha degli esseri umani sul nostro pianeta, praticanti o no, con il loro bagaglio di gioie e dolori, che sono anche nostri, e infine del Sangha Universale di tutti gli esseri senzienti in ogni angolo del cosmo. Possa la nostra pratica essere di beneficio a tutti, a cominciare dai sofferenti, per le tante cause e in tutti i luoghi.
*
La migliore meditazione
Tra sedersi in zazen
e rendere un servizio
prima si rende il servizio
e poi ci si siede.
Tra sedere in zazen
e fermarsi sulla via di Gerico
prima ci si ferma
e poi si fa zazen.
A beneficio di tutti gli esseri
ci si siede in zazen.
Rubando tempo al futile, e pure
al sonno se necessario, poi ci si siede
in zazen, ma ci si siede.
Ci si siede e si agisce
per l’attimo e la storia.
Se la miglior meditazione
è prima il cuore e il gesto,
poi il miglior gesto,
e il cuore, è la meditazione.
Lunedì di pratica Zen – 6
Eccoci all’appuntamento del lunedì. Un’altra settimana è passata con la sua gloria di gioie, il suo carico di sofferenze, le sue ore di fatica, d’amore e di riposo. Se la libertà – scriveva questa mattina il fondatore della comunità ecumenica di Bose – può essere usata per i propri profitti e prestarsi all’acuirsi delle più accese disuguaglianze, e se viceversa, nel preteso nome dell’uguaglianza, si può arrivare a soffocare le più elementari libertà, di certo la fraternità, il senso di appartenenza profonda ad una medesima natura, ad una stessa umanità, poco si presta ad uccidere libertà e negare uguaglianze. Se la saggezza è chiarezza e consapevolezza è poi l’amorevole aspetto dell’empatia, del senso di partecipazione alla vita, al cuore e alla mente degli esseri tutti che l’esprime compiutamente nel respiro e nei gesti quotidiani. Gassho
Lunedì di pratica zen – 5
Chiediamoci perché
Se il 25 febbraio abbiamo pubblicato il comunicato qui in calce riportato, vuol dire che con i normali mezzi d’informazione, e qualche semplice riflessione, molto era già chiaro a quella data in cui l’epidemia in Italia muoveva i primi passi.
E allora perché panico e facilonerie, terrorismo e incuria, protagonismi sfacciati e inutili, teorie d’accatto e comportamenti irresponsabili in un polverone infinito, di pensieri e parole, mediatico, social, personale e piazzaiolo, in cui ciascuno ha messo del suo?
Nel bailamme quotidiano, prestare la propria opera responsabile, riflettere, prendere una pausa di respiro, sedersi in meditazione, sono o no atti di una rivoluzione personale e collettiva, da troppo tempo rinviata?
Perdurando la chiusura del Centro, rinnoviamo l’invito a praticare zazen a casa e dovunque sia possibile. Esortiamo alla rilettura dei post precedenti e vi abbracciamo idealmente tutti, a partire dai sofferenti e dalle famiglie in lutto, che da tutta la terra e per ogni forma di dolore sono angoli dolenti della nostra mente e del nostro cuore.
*
Invece del panico e della faciloneria
25 Febbraio
Invece del panico e della faciloneria: qualche riflessione su di noi e sul virus
1 – Trattandosi di un virus a bassa mortalità percentuale, ma ad alto potenziale di diffusione, per tenere basso il numero complessivo dei morti è necessario tagliare le linee di contagio (nei modi indicati dalle autorità sanitarie). È quindi il numero dei contagi, in questa fase senza cure risolutive, la chiave di volta da tenere sotto controllo.
2 – Proteggere e diminuire i contatti sociali allo stretto necessario fa parte delle misure essenziali.
3 – Rallentare la diffusione ed evitare l’intasamento dei centri medici serve anche a non aggravare le condizioni di cura delle altre patologie pregresse, così che per impedire la morte di 2,3 persone su cento per coronavirus (alle quali va comunque, una ad una, la nostra empatia), non ne debbano morire altre (che godono della nostra stessa considerazione), magari in numero percentuale o assoluto maggiore.
4 – Il panico, la faciloneria, o il protagonismo, che come al solito non servono a nulla e peggiorano solo le cose, non fanno parte delle misure essenziali.
5 – Molti altri virus sono più letali, tra i quali quelli che nel linguaggio figurato fanno capo all’ignoranza che produce comportamenti mortali, ma per quelli, volendole seguire, ci sono già cure adeguate.
6 – Ai soliti “saputi” che in caso di riuscito controllo della diffusione strilleranno: “Molto rumore per nulla”, risponderemo tranquillamente: “E meno male!”
7 – Informeremo per tempo, in questa pagina, sulla ripresa dello zazen al centro, il lunedì sera. Per ora rimane confermato il ritiro di pratica all’eremo della Lovera alla fine di marzo.
Per il resto, nella nostra corsa verso riva,
ogni attimo, in ogni respiro, nasciamo
e moriamo nella nostra forma
mutevole di onda
ma dentro lo splendore, che non
nasce e non muore
della vacuità ineffabile del Grande Oceano
Terremoti e naufragi
23 Novembre 1980 – Terremoto in Irpinia

(da Conchita Sannino, “I quarant’anni di solitudine dell’Irpinia ferita”, la Repubblica, 22 novembre 2020, pag. 25)
*
Fui tra quei ragazzi. E ancora ne porto testimonianza:
A trent’anni corsi
sul terremoto dell’Irpinia
e piantai tende, scaricai morti
dai camion a Lioni.
Ora canuto siedo in zazen
e carico i morti e i vivi
sulle mie spalle.
(da Claudio Bedussi, Eremo d’inverno, La Parola, Roma, 2016)