sì, bambolotti
ma di carne, immobili
gonfi, perduti.
sì, bambolotti
ma di carne, immobili
gonfi, perduti.
Un unico destino
Supponiamo di azzerare gli arrivi,
nascondere i morti in fondo al mare,
dove rimangono i profughi, guardate
bene: negli atroci lager libici?
Supponiamo di svuotarli ai confini
i lager, guardate ancora: sono
a disseccarsi nel deserto
i migranti?
Supponiamo di convincerli
a non partire, devono dilaniarsi di guerre
trascinarsi di fame, sputare miserie
coloro che più non partono?
È in pace il nostro giorno
non vedendoli, gettando un obolo
lucrando armi, succhiando linfa
e “arterie” prime, le spalle alzando?
Le due libertà
Ci sono due libertà.
La prima è quella fisica, sociale,
è unita alla giustizia e alla pace
e va perseguita assiduamente giorno
dopo giorno.
La seconda è la libertà della mente, dello spirito
ed è indipendente da ogni circostanza.
Benché spesso richieda una vita,
si può realizzare in un istante,
anche nella più profonda delle galere,
e davanti al patibolo.
Lungo il cammino per la prima
ci si accorge che non ci sono frutti duraturi
senza la seconda.
La ricerca della libertà della mente, invece
può partire da sé o dal pianto
per il mondo
non richiede che la ricerca della prima
venga sospesa
(Semmai sono i ricercatori della prima
che tendono a sospendere la seconda…)
ma basta a sé stessa.
Tuttavia, porta in sé una sensibilità tale
per cui non c’è libertà della mente
che si esprima
senza impegno nel mondo
senza amore per l’uomo.
Se non volete vedere migranti
Se non volete vedere migranti
nascondete lo specchio
Come possono cessare
se non cessano le loro guerre
che sparano con le nostre armi
se non cessa la loro fame
che morde con i nostri mercati
sono gli stessi mercati che prendono
nove mele su dieci che ci sono,
e lasciano a digrignare i denti
gli uni contro gli altri
sull’ultima che rimane
i poveri d’Europa e del mondo.
Se non volete vedere migranti
rendiamoci migranti dello spirito,
scuotetevi, ereditiamo la terra
superiamo la visione angusta
del piccolo io
che ci rende dei miserabili,
inutilmente cercando
di passare per la cruna dell’ago.
Sedendo in zazen
la mente è quel che è
tutto è com’è
La giornata intensiva di zazen del 16 giugno, ultima della stagione di pratica iniziata a settembre, si terrà all’eremo “La Lovera” secondo il programma generale leggibile alla pagina COMUNICAZIONI. Chi fosse intenzionato a partecipare ci faccia sapere entro venerdì sera.
Il giorno dopo, domenica 17 giugno, all’eremo “La Lovera”, è prevista un’altra giornata di zazen e koan, alla quale è possibile partecipare solo previo colloquio personale col responsabile.
In zazen non dividiamo
la realtà in “questo sì” e
“questo no”.
Così, quando poi
nei molti attimi della vita quotidiana
dobbiamo invece dividere la realtà in “questo sì”
e “questo no”
è il cuore indiviso della nostra mente
a farlo e senza divisioni
non il nostro io indeciso
che brama uno e sospira all’altro
timoroso di perdere entrambi
né il nostro io diviso
che introietta a comodità
propria l’uno
e proietta fuori l’altro,
come un demone esterno
che non ci appartenga.
Quando vuoi
mandami la sera.
Una palude stagnante
dalla quale guizzano mascelle
e mandibole dentate.
Fiamme scomposte che qui
inceneriscono e qui anneriscono
il verde d’un bruciato acre.
Un cerchio e un quadrato
all’opposizione.
Un sogno di strade
dove scorre latte e miele
sempre e solo all’orizzonte.
La giornata intensiva di zazen del 26 maggio si terrà all’eremo “La Lovera” secondo il programma generale leggibile alla pagina COMUNICAZIONI. Chi fosse intenzionato a partecipare ci faccia sapere entro venerdì sera.
Il giorno dopo, domenica 27 maggio, all’eremo “La Lovera”, è prevista un’altra giornata di zazen e koan, alla quale è possibile partecipare solo previo colloquio personale col responsabile.
Alla pagina COMUNICAZIONI le modalità di contatto.
La Realtà è sempre qui, non manca mai.
È come l’aria per noi o l’acqua per il pesce:
non ha bisogno di nessun illusorio viaggio
per essere raggiunta.
Basta aprire i polmoni
e gli occhi della consapevolezza.
Sta quindi a noi se vivere in illusorio esilio
dentro il nostro io, fittiziamente separato
e contrapposto alla Realtà, percepita come un “fuori”,
come “altro”, pur essendo parte di Essa
o vivere in noi in quanto Realtà
nella quale ritroviamo sia “l’altro”
che il nostro io.