
Autore: Claudio Bedussi
Thich Nhat Hanh

Quando mi vedrete immobile e freddo
come un fantoccio abbandonato
quel che sono e siamo
davvero
starà continuando a vivere
come sempre.
Il giorno che morirò non morirà
nessuno.
Se non quel piccolo ragazzo
divenuto vecchio
che vi saluterà
dai vostri ricordi.

“Domani, continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi. Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi. Ne sarò molto felice.”
(Thich Nhat Hanh)
*
Dogen e Thich Nhat Hanh
Durante la guerra in Vietnam, negli anni ’70, la nostra militanza nonviolenta che si opponeva al conflitto trovò una straordinaria corrispondenza con la terza forza buddhista – di cui Thich Nhat Hanh era uno dei principali esponenti, se non il leader indiscusso – che si frapponeva tra gli USA e i Vietcong per porre fine allo spargimento di sangue, e che fu spesso attaccata ferocemente da ambedue le parti come troppo di sinistra per i primi e troppo poco marxista per i secondi. Eppure di uno straordinario percorso di pace si trattava, che univa meditazione ad azione, spiritualità e vita quotidiana, e che si riallacciava alle sorgenti più autentiche dello Zen e quindi dell’umanità. Thich Nhat Hanh parlava con i Buddha e i Patriarchi del passato per vivere tra gli uomini del presente:


(C.B., Ca’ Foscari, Dipartimento Studi Asia orientale, 1976)
Vai, folle mondo

(la Repubblica, 18 Gennaio)
Comunicato – 9 Gennaio 2022
La sospensione della pratica collettiva di zazen e kinhin al centro Zen di Via Scuole 34 a Brescia è prorogata fino a lunedì 14 febbraio, che già da programma non prevedeva di incontrarci. Ci ritroveremo, quindi, al Centro Zen, situazione pandemica permettendo, Lunedì 21 Febbraio 2022.
In una situazione come questa, con i reparti e le terapie intensive degli ospedali, lombardi in particolare, di nuovo sotto pressione covid, con i malati di numerose patologie nuovamente in difficoltà a trovare tempi e spazi per i loro trattamenti terapeutici, chiunque abbia un minimo di responsabilità sociale è tenuto a fare quel tanto o poco che può per non alimentare ulteriori occasioni di contagio e relativi intasamenti nei pronto soccorso, nei presidi sanitari e ovunque ci si stia già prodigando per tutti i malati, covid e non. Non è infatti più solo solo questione di vaccini, (anzi non lo è mai stato, come parecchi Paesi al mondo stanno lì a dimostrare), ma di comportamenti adeguati alla situazione. Se una persona si vaccina e poi tralascia ogni precauzione e ogni prudenza crea più occasioni di una persona non vaccinata che controlla attentamente il distanziamento fisico, cura l’igiene delle mani, indossa e cambia sovente la mascherina (vediamo persone con una mascherina che pare risalire al febbraio 2020), evita per quanto possibile gli assembramenti e i luoghi chiusi non aerati. E non è più neanche questione di come si consideri il covid: poco più di un’influenza da trattare con metodi “alternativi” o una causa di morte in Italia di 140.000 persone. E’ questione, ribadiamo, che questa “cosa” sta di nuovo facendo esplodere gli ospedali e gli altri luoghi deputati alle cure, e ciò è inaccettabile quando è frutto di incuria, faciloneria e comportamenti privi di rispetto per il prossimo. Tutti possiamo ammalarci, anche noi che abbiamo fatto la terza dose, sia pure con probabilità più bassa, ma soprattutto tutti possiamo essere veicolo di contagio per altri, meno “forti” di noi che ne possono rimanere segnati o morire. Diamo quindi il nostro piccolo contributo, pratichiamo Zen dove siamo, in attesa d’incontrarci di nuovo.
Gassho
Associaz. Zen “La Lovera”
Uscendo dal ritiro Zen di Gennaio
C’è una vita dell’io
e una Vita dello Spirito.
La vita dell’io è la vita dell’onda battuta
dai venti, consumata dall’ansia, dai dolori, gioie
e desideri, alla perenne ricerca di un Approdo
del quale fa sempre parte, ma non sa vedere.
La Vita dello Spirito è la vita dell’Oceano
in tutte le sue onde che consumano
ansia, dolori, gioie e desideri
ma senza che mai essa
ne venga consumata.
*
Possa questa pratica essere di beneficio
a tutti gli esseri
Capodanno
Anche quest’anno
la cenere di un anno
allunga la balza
La cenere di un anno, diario minimo
Un anno è trascorso da quando vi abbiamo parlato della nostra cenere (vedere 31 dicembre 2020). La pandemia ha proseguito la sua strada e gioie e sofferenze non sono mancate nei corpi, negli animi e nelle menti degli esseri senzienti. Il dato saliente che ancora una volta emerge da questa situazione, così come da tante altre prima, è che molte, troppe persone amano più l’aver ragione che non la ricerca onesta della verità. Questo bisogno spasmodico di invalidare a tutti i costi tutto ciò che non rientra nelle nostre tesi, unito al vittimismo del male contro di noi che siamo, per autodefinizione, i migliori, impedisce alla bolla mentale nella quale viviamo, di crollare miseramente. Meglio servi di noi stessi, che liberi, vien da pensare.
Speranze e paure:
sa il dolore che inizia
un nuovo anno?
L’eremo della nostra giovinezza è stato consegnato a chi saprà rinnovarne muri e tetto, ed insieme riuscirà a curare la cornice splendida di un umile prato di montagna, dei suoi selvaggi corsi d’acqua e dei suoi boschi profondi e scoscesi. A noi è rimasto l’eremo della nostra maturità e della nostra ultima età, faticoso nei lavori, maestoso nei suoi panorami e di più semplice accesso, benché la mente comune ancora trovi ostico il percorso e rabbrividisca ad alcuni passaggi aerei e a strapiombo del tragitto.
Fermi a Barata
trattenendo il fiato
sull’Infinito
A noi rimangono il cielo terso e la neve, quando la pianura è ancora immersa nella nebbia:

Ehi, nella sciarpa
di nuvole di neve…
(gli occhi sorridono)
*
A noi restano il respiro e il viaggio

Prima dell’eremo
sosta contemplativa
fiori a febbraio
A noi resta la pratica dello Zen, che non è un chiamarsi fuori settario, bensì un chiamarsi dentro l’Umanità, dentro la nostra vita quotidiana:
Dolce è vedere
di nuovo i compagni
sedere in zazen
Splende la la luna
nella notte che splende
anime in veglia
Notte oscura
senza stelle, respirano
anime salve
Il risveglio è un punto
dell’universo nel quale tutto l’universo
è cosciente di sé
Spazzo le foglie
secche della magnolia
oh, unica estate
altro non posso
respiro i tuoi spasimi
gufo morente
Barbagli di fuoco
nella notte fredda
“L’Essere è il Signore dell’Essere
quale altro può esistere?”
Ma Anna aveva lasciato un paio di ciabatte ad asciugarsi al sole, sul prato. Di ritorno dall’orto erano sparite:
Sì, luccicanti
ma ciabatte bisunte
o gazze ladre
…le gazze devono aver sentito le nostre risate, oppure il “profumo” …delle ciabatte, da far cadere dal becco, anzi dalle zampe:
così accadde:
trovammo le ciabatte
andando a funghi
Non c’è Zen, senza spirito comico. Ed ecco che si fa strada l’autunno, le piogge battono sul tetto e avvolgono l’eremo, mentre le nuvole fumiganti attraversano correndo il passo. Anche un rustico eremo perduto sui monti e tra i boschi ha le sue intimità
soffice e caldo
è il mio amore nel buio
piovoso autunno
Un legame profondo unisce le terre alte dell’Altogarda con le sue acque dagli azzurri blu cangianti. In tutte le stagioni, in entrata e in uscita, il grande lago-mare parla ai viaggiatori che scelgono di fermarsi e contemplare
gli agi e i tepori
grandi calme e burrasche
sulle sue rive
L’anno che viene sarà uguale e diverso, come sempre, da quello che se ne va. Buon Anno vecchio anno e un profondo inchino a tutti gli esseri sulla via dell’esistenza.
Natale 2021: “Ode alla Pace”
A gentile richiesta postiamo l’ultima parte della poesia di Pablo Neruda: “Ode alla Pace”, la cui citazione è presente nel nostro post precedente, dedicato al Cile. Testo originale alternato, traduzione nostra.
Yo aquí me despido, vuelvo
Io a questo punto vi saluto, torno
a mi casa, en mis sueños,
alla mia casa, ai miei sogni
vuelvo a la Patagonia en donde
torno in Patagonia, là dove
el viento golpea los establos
il vento scuote le stalle
y salpica hielo el Océano.
e spruzza ghiaccio l’Oceano.
Soy nada más que un poeta: os amo a todos,
Sono solo un poeta e vi amo tutti,
ando errante por el mundo que amo:
vado errante per il mondo che amo,
en mi patria encarcelan mineros
nella mia patria incarcerano i minatori
y los soldados mandan a los jueces.
e i soldati comandano sui giudici.
Pero yo amo hasta las raíces
Però io amo perfino le radici
de mi pequeño país frío.
del mio piccolo Paese freddo.
Si tuviera que morir mil veces
Se dovessi morire mille volte
allí quiero morir:
qui voglio morire
si tuviera que nacer mil veces
se dovessi nascere mille volte
allí quiero nacer,
qui voglio nascere,
cerca de la araucaria salvaje,
accanto all’araucaria selvaggia
del vendaval del viento sur,
nella tempesta del vento del sud
de las campanas recién compradas.
presso le campane comprate di recente.
Que nadie piense en mí.
Nessuno pensi a me
Pensemos en toda la tierra,
Pensiamo insieme a tutta la Terra
golpeando con amor en la mesa.
battendo con amore sulla mensa.
No quiero que vuelva la sangre
Non voglio che il sangue torni
a empapar el pan, los frijoles,
a bagnare il pane, i fagioli,
la música: quiero que venga
la musica: voglio che venga
conmigo el minero, la niña,
con me il minatore, la ragazza,
el abogado, el marinero,
l’avvocato, il marinaio,
el fabricante de muñecas,
il fabbricante di bambole,
que entremos al cine y salgamos
che andiamo al cinema e usciamo
a beber el vino más rojo.
a bere il vino più rosso.
Yo no vengo a resolver nada.
Io non vengo a risolvere nulla.
Yo vine aquí para cantar
Io sono venuto qui per cantare
y para que cantes conmigo.
e perché tu canti con me.
1973: “Venite a vedere il sangue per le strade…”

“…Io a questo punto vi saluto. Torno / alla mia casa, torno ai miei sogni. Torno / in Patagonia, là dove il vento scuote / le stalle e spruzza gelo l’oceano…” (P. Neruda)
Uscendo dal ritiro Zen di Dicembre
Zazen è abbandono di ogni fare e non fare,
di ogni pretesa di condurre il tempo.
È semplicemente respirare
nelle molteplici, impermanenti forme
dell’Uno, del Reale.
Tra le quali la nostra.
Poi con questa universalità
ci si alza e si opera, anche alacremente,
ogni volta che la vita lo richieda.
E ogni giorno la vita lo richiede.
*
Possa questa pratica essere di beneficio
a tutti gli esseri e grazie ai compagni
che si sono seduti con noi.
Appello alla Pace

