La scelta non è tra armi e resa

La difesa di un Paese, di una popolazione, di un territorio è necessaria, art.52 della nostra Costituzione, ma la scelta non è tra armi o resa. In mezzo c’è l’azione nonviolenta. Anzi, prima di tutto c’è l’azione nonviolenta. L’idea che solo le armi costituiscano la difesa è un errore tragico da correggere subito, perché esca dalla Storia. Non solo Gandhi libera l’India, cioè un territorio occupato dalla più grande potenza militare dell’epoca, con lo sciopero, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la non collaborazione, la resistenza passiva, il sabotaggio, l’organizzazione popolare, l’autogoverno, il controllo del territorio dal basso, l’uso mirato della trattativa, la promozione alternativa di una cultura, economia, centri decisionali popolari, ma queste forme di azione e di lotta si dimostrano valide ovunque vengano organizzate sapientemente, con maturità, preparazione, forza, adesione e partecipazione:

Iran

L’attivista Sepideh Qolian dopo 8 anni di carcere: “Il regime ha i proiettili, ma non può soffocare la nostra domanda di democrazia…Gli strumenti della popolazione non sono i carri armati: sono lo sciopero, la solidarietà ai prigionieri, la disobbedienza quotidiana. Il regime ha i proiettili e può tagliare internet. La società possiede il pane, la narrazione di ciò che accade e le reti umane.”

(da La Repubblica, 16/9/26)

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