Il qui e ora dello spirito
racchiude il qui e ora dell’io,
ma non è il qui e ora dell’io.
Il primo è inclusivo,
comprende tutte le forme, le distinzioni
(anche l’io, quindi)
ma è indiviso, eterno in quanto atemporale.
Ed è in sé passato, presente e futuro.
Il qui e ora dell’io è la realtà divisa in un soggetto
che percepisce tanti oggetti separati, fuori di sé.
Il primo, quindi, comprende anche il secondo
vede distintamente le forme e la loro diversità
ma sperimenta anche che sono il medesimo reale.
Il secondo è solo frattura, forme separate,
con sé al centro e le altre ora minacciose, ora d’amare,
ora da eliminare, ora da bramare, ma sempre
esterne a sé.
Il primo è soggettività assoluta
perciò relativa
Il secondo solo soggettività relativa
perciò illusoria.
Il primo è essere sempre a casa propria.
anche sulla strada.
Il secondo è essere solo un’ombra sulla strada.
Il primo è il risveglio dello spirito che affiora
nella sua forma umana e, in questa fase evolutiva,
purtroppo ancora in pochi esseri senzienti.
Il secondo è una dotazione di nascita che si sviluppa
in tutti, o quasi, fin dai primi mesi d’età.
Ed è così pesante, biologico-evolutivamente così determinato
da monopolizzare la percezione della realtà,
da impedire la consapevolezza stessa che esista
il primo.
Ma quando il qui e ora della vacuità, dello spirito, è manifesto
tutte le forme, anche quelle che lottiamo per cambiare,
perché generano ingiustizie e sofferenze,
godono della stessa natura,
come pure la nostra
azione, e ciò
non pone termine all’azione,
pone termine alla creazione del nemico,
come a un demone esterno che non ci appartenga.
*
Arretra la notte.
L’animale notturno torna alla sua tana,
nella sala di meditazione si diffonde
il chiarore dell’alba, laggiù
eppure qui è la pianura.