28 maggio 1974: la nostra giovinezza insanguinata

L’ultima notte del nostro ritiro Zen settimanale a Shinmeikutsu, ai piedi del Fujiyama, in Giappone, Padre Lassalle, che conduceva la pratica, ci disse che potevamo uscire dalla sala di meditazione per andare a fare zazen ovunque: sotto le stelle, nella legnaia, vicino al torrente, su di una roccia, nel giardino o nel villaggio vicino…

…a un certo punto, in questo ritiro siamo usciti dalla sala di meditazione per entrare in un’altra: uno slargo di strada adiacente a Piazza Loggia, la piazza della strage di Brescia. Quella che insanguinò la nostra giovinezza. Lì abbiamo praticato in mezzo a molti altri, convenuti contro l’attacco all’Ucraina. In silenzio abbiamo elevato il no alla guerra e manifestato la nostra volontà di pace.

Nel silenzio abbiamo praticato per chi soffre
e anche per chi fa soffrire.

Angoli dolorosi del nostro cuore i primi,
angoli bui della nostra mente i secondi.

L’uccisione di Cristo

Tralasciamo volutamente
ogni aspetto religioso

che ha già i suoi interpreti

e rendiamo testimonianza ad un Uomo
ucciso dalla cecità esistenziale
degli esseri umani.

“Padre, perdona loro, perché
non sanno quello che fanno”.

Ma non la cecità degli “altri”
bensì proprio la nostra.

Ognuno è infatti intimamente
convinto che se fosse per lui
il mondo andrebbe meglio

che se ci fosse stato, avrebbe
fatto meglio della folla e di Pilato.

Non si sarebbe nascosto
come i discepoli

non sarebbe rimasto indifferente

magari avrebbe levato la spada
come Pietro, prima di negare
tutto al canto del gallo.

Eppure è cecità anche il senso
di colpa che macera e smarrisce

io sì, io no … 

comunque “io”,
unico illusorio interprete della Realtà. 

Ecco l’eresia, la piaga che tiene 
incatenata la mente e quindi il mondo

da quando siamo sulla Terra
e nella Storia.

Uscendo dal ritiro Zen di Marzo

Realizza il qui e ora
della Realtà che è manifesta
e manifesta ogni istante

con ogni sorta di silenzi,
ogni sorta di parole, ogni
sorta di pensieri, ogni
sorta di forme, di suoni,
sensazioni, emozioni.

Una faccia,
ogni faccia è universo.

*

Possano gli esseri umani
riconoscere la loro comune natura
e porre fine a tutti i macell
i.

Uscendo dal ritiro Zen di Capodanno

Nuove parole ci saranno
solo quando la vivida esperienza
di un istante esprime in sé 
ogni futuro e ogni passato
dell’universo

come la goccia di sorgente che intride la terra
nascosta nelle pendici del bosco 
dietro l’eremo

che una dopo l’altra s’inabissa
e scende a costruire il fiume 
dagli infiniti affluenti
che arriva al mare,

lui che è mare da prima di giungere al mare
e lei che è mare perché è goccia, 
ed è goccia perché è mare.

*

L’essere umano ha un solo vero problema:
la percezione di un sé che gli domina
la mente…

…e una sola vera risorsa: la mente stessa.1

Fare in modo, per sé e per gli altri, 
che la mente sia più risorsa che problema 
è l’unica, autentica rivoluzione.

Il lavoro su di sé e l’impegno sociale
sono la via.

1(meglio la parola giapponese kokoro: spirito, energia, cuore, mente)

*

Possa questa pratica essere
di beneficio a tutti gli esseri.

Possano tutti gli esseri 
riconoscere la loro comune natura 
e abbandonare l’inutile macello.