
Autore: Claudio Bedussi
Conoscere Danilo Dolci

Uscendo dal ritiro Zen di Giugno
Lasciamo andare,
non sovrapponiamo l’illusione
di noi stessi alla Realtà che si esprime,
che già ci comprende.
E ciò può essere
tanto nel silenzio della meditazione
quanto soccorrendo l’umanità percossa
lacera e ferita.
“Pensiamo insieme a tutta la Terra” (P.Neruda)


28 maggio 1974: la nostra giovinezza insanguinata
L’ultima notte del nostro ritiro Zen settimanale a Shinmeikutsu, ai piedi del Fujiyama, in Giappone, Padre Lassalle, che conduceva la pratica, ci disse che potevamo uscire dalla sala di meditazione per andare a fare zazen ovunque: sotto le stelle, nella legnaia, vicino al torrente, su di una roccia, nel giardino o nel villaggio vicino…
…a un certo punto, in questo ritiro siamo usciti dalla sala di meditazione per entrare in un’altra: uno slargo di strada adiacente a Piazza Loggia, la piazza della strage di Brescia. Quella che insanguinò la nostra giovinezza. Lì abbiamo praticato in mezzo a molti altri, convenuti contro l’attacco all’Ucraina. In silenzio abbiamo elevato il no alla guerra e manifestato la nostra volontà di pace.
Nel silenzio abbiamo praticato per chi soffre
e anche per chi fa soffrire.
Angoli dolorosi del nostro cuore i primi,
angoli bui della nostra mente i secondi.
Uscendo dal ritiro Zen di Maggio
Il Grande Oceano è un respiro
che cede ogni tensione e si distende beato,
uno con la mente
che cede ogni tensione e si distende
sciolta da ogni laccio.
Destatevi, uscite dalle trincee dell’io
abbandonate ogni reticolato
e respirate liberi.
Uscendo dal ritiro Zen di Aprile
Perché nello Zen un grido, un gesto,
una frase, un silenzio sono o possono essere
più eloquenti di un lungo discorso?
“Auschwitz sta figliando nel mondo
non sentite l’odore del fumo?”
A tutti gli esseri
Il respiro e il viaggio

L’uccisione di Cristo
Tralasciamo volutamente
ogni aspetto religioso
che ha già i suoi interpreti
e rendiamo testimonianza ad un Uomo
ucciso dalla cecità esistenziale
degli esseri umani.
“Padre, perdona loro, perché
non sanno quello che fanno”.
Ma non la cecità degli “altri”
bensì proprio la nostra.
Ognuno è infatti intimamente
convinto che se fosse per lui
il mondo andrebbe meglio
che se ci fosse stato, avrebbe
fatto meglio della folla e di Pilato.
Non si sarebbe nascosto
come i discepoli
non sarebbe rimasto indifferente
magari avrebbe levato la spada
come Pietro, prima di negare
tutto al canto del gallo.
Eppure è cecità anche il senso
di colpa che macera e smarrisce
io sì, io no …
comunque “io”,
unico illusorio interprete della Realtà.
Ecco l’eresia, la piaga che tiene
incatenata la mente e quindi il mondo
da quando siamo sulla Terra
e nella Storia.
Uscendo dal ritiro Zen di Marzo
Realizza il qui e ora
della Realtà che è manifesta
e manifesta ogni istante
con ogni sorta di silenzi,
ogni sorta di parole, ogni
sorta di pensieri, ogni
sorta di forme, di suoni,
sensazioni, emozioni.
Una faccia,
ogni faccia è universo.
*
Possano gli esseri umani
riconoscere la loro comune natura
e porre fine a tutti i macelli.